Ancora un giro di boa, il 34esimo. Eppure, sembra impossibile, l’emozione è quella del primo giorno, forse resa ancora più forte da tante consapevolezze in più.

Si è chiusa anche questa edizione, anzi appena buttate giù queste righe mi aspetta l’evento conclusivo di Women Value Company, in cui premieremo le 100 Imprese finaliste tra le 800 candidate al sesto anno del riconoscimento promosso con Intesa Sanpaolo e dedicato alle Piccole e Medie Imprese. E poi ci sarà, il 18 giugno, la messa in onda su Raiuno, e anche quella sarà una nuova emozione: rivedere tutto d’un fiato il frutto di mesi interi di lavoro. E chiuderemo il 18 luglio con l’inserto Le Protagoniste, allegato a Il Sole 24 Ore in cui racconteremo l’ennesimo viaggio tra la leadership femminile.

«Lella buongiorno, prima che inizi la nuova settimana voglio ancora ringraziarti per tutto quello che ho vissuto lo scorso venerdì e che mi porterò sempre nel cuore. Hai fatto cose grandi nella tua lunga carriera. Hai aperto strade di opportunità, di esempi e di futuro per tante donne. Io ho fatto solo bene il mio piccolo pezzo, ma sarò la prima ambasciatrice della Fondazione e delle sue attività perché ho toccato con mano la forza che esprime a favore delle donne, della società e dell’economia. Grazie ancora, sei la prima Mela tra le Mele, quella da cui tutto è gemmato. Devi esserne tanto orgogliosa. Io ti sono grata dal profondo del cuore. Un abbraccio, Giovanna Ricuperati». Lei guida MULTI, Piccola Impresa salita sul palco dello studio Fabrizio Frizzi di Roma venerdì pomeriggio e il suo messaggio spiega meglio di tante parole il significato, il valore, l’unicità del Premio Marisa Bellisario.

«Per i grandi riconoscimenti, per le forti emozioni, per la costante determinazione, per i legami che ormai ci uniscono. La visibilità media è una prova della portata dell’iniziativa e, allo stesso tempo, un canale importante per continuare a tenere alta l’attenzione e a promuovere il valore. Le testimoniante internazionali, la voce delle inviate, gli sguardi delle giovani laureate in ingegneria…un Premio da rivedere in Rai…nell’attesa del prossimo convegno… Grazie a te e alla Fondazione». Questo è invece uno dei tantissimi messaggi giuntimi dalle nostre associate.

Cosa aggiungere? Che questa edizione mi rimarrà nel cuore per tutte le donne speciali che l’hanno popolata – leggerete le loro meravigliose storie di impegno e incrollabile volontà nel nostro inserto – e per le lacrime. Le mie e quelle di due donne che ho voluto fortissimamente con me perché il Premio continuasse a essere testimonianza viva di un’attualità che può sconvolgere ma che nelle sue pieghe svela sempre una gemma preziosa da cui ripartire. Mi riferisco ai due Premi Internazionali.

Da una parte una donna dall’aspetto che ne rivela già l’energia incrollabile: Mareya Bashir, la prima procuratrice generale in Afghanistan, conosciuta durante il mio viaggio nel 2012. La giudice, oltre al lavoro nella procura della provincia di Herat, era attiva nel campo dell’educazione delle ragazze. “Se ce l’ho fatta io, ce la potete fare anche voi” ripeteva sempre visitando le scuole del Paese. Con il ritorno al potere dei talebani, lo scorso agosto, è stata costretta a fuggire, l’Italia le ha conferito con una procedura d’urgenza la cittadinanza, consentendole così di spostarsi verso il Nord Europa e ricongiungersi ai suoi famigliari a Francoforte. “È il riconoscimento di un impegno condotto insieme per 20 anni. Le nostre forze dell’ordine, i nostri magistrati hanno collaborato in Afghanistan con Mareya Bashir e tante altre donne e uomini per costruire uno Stato di diritto, uno Stato dove la dignità di tutti, in particolare delle donne, fosse rispettata”, ha detto la Ministra della Giustizia Marta Cartabia, consegnandole la Mela d’Oro. “Il conferimento del Premio Bellisario – ha aggiunto la Ministra – è anche uno sguardo sul nostro oggi e sul futuro del nostro Paese e dell’Afghanistan, perché dobbiamo continuare a non dimenticare una situazione difficile. Viviamo una grande emergenza per tutto il mondo, la guerra in Ucraina, che ci sta impegnando tutti. Ma non possiamo dimenticare un’altra emergenza che continua ancora oggi. Dunque, un grazie per il passato e un impegno comune per il futuro”.

Dall’altra, una donna, piccina, all’apparenza tanto fragile eppure con una forza straordinaria: Iryna Glebova, la Vicedirettrice del Museo di Odessa, colei che ha avuto il merito di salvare tanta parte del patrimonio artistico e culturale ucraino portando in un luogo segreto le opere d’arte custodite in quel Museo che “è la mia vita” mi ha confidato sin dalla prima volta che le ho parlato. A premiarla, un’altra grande donna e amica della Fondazione Marisa Bellisario, Elisabetta Belloni. Iryna è rimasta a Odessa, ha scelto come tante donne di non abbandonare il Paese in guerra e ha impiegato giorni per raggiungere Roma. Non dimenticherò mai i suoi occhi lucidi e le sue parole di gratitudine per la Fondazione e per il nostro impegno in Ucraina. E speriamo di poter presto rispondere al suo invito e alla promessa che le abbiamo fatto di raggiungerla tutte insieme a Odessa, il giorno della riapertura del suo Museo. Quando sarà possibile, significherà che, dopo tante atrocità, finalmente la pace sarà arrivata in Ucraina.

Anche questo è il Premio Marisa Bellisario.

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