Fondazione Marisa Bellisario

PERCHÉ VOTARE SÌ AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

di Cristina Rossello*

Una riforma attesa da decenni per un processo davvero giusto

Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani saranno chiamati a esprimersi, mediante referendum confermativo, sulla riforma costituzionale della giustizia. È un appuntamento storico: per la prima volta i cittadini potranno decidere direttamente su una riforma che tocca i fondamenti del nostro sistema giudiziario. Il Sì rappresenta la scelta coerente con i principi costituzionali e con le esigenze di una giustizia moderna ed equilibrata.

Cosa prevede la riforma

La riforma, approvata definitivamente dal Senato il 30 ottobre 2025, modifica il Titolo IV della Costituzione introducendo tre pilastri fondamentali. Primo: la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Chi sceglie di fare il giudice non potrà diventare pubblico ministero e viceversa. Secondo: la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, i cui componenti saranno selezionati mediante sorteggio. Terzo: l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, organo autonomo e indipendente competente a giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati.

L’attuazione dell’articolo 111: il giusto processo

La ragione principale per votare Sì risiede nella piena attuazione dell’articolo 111 della Costituzione, che sancisce il principio del giusto processo: ogni cittadino ha diritto a essere giudicato da un giudice terzo e imparziale. Come può un giudice essere percepito come davvero terzo se ha condiviso formazione, carriera e organo di autogoverno con il pubblico ministero che sostiene l’accusa? Non si tratta di mettere in discussione l’integrità dei singoli magistrati, ma di garantire le condizioni strutturali affinché la terzietà sia non solo un valore personale, ma una posizione istituzionale.

Il sorteggio: trasparenza e pari opportunità

Il sorteggio per la selezione dei componenti dei CSM risponde all’esigenza di superare le dinamiche associative interne alla magistratura. Garantisce a ogni magistrato pari opportunità di accesso all’autogoverno, senza necessità di costruire consenso all’interno dei gruppi associativi; elimina le dinamiche di scambio e gli accordi pre-elettorali che hanno caratterizzato le passate consiliature; favorisce la selezione di magistrati indipendenti, la cui legittimazione deriva dalla sorte e non dall’appartenenza a una corrente. Il sorteggio offre inoltre l’opportunità di sanare lo squilibrio di genere: nelle consiliature dal 2002 al 2018 sono state elette solo 8 donne su 64 posti togati, a fronte di una magistratura composta per oltre il 53% da donne. E nelle consigliature successive non c’è stato il correttivo auspicato. Infatti, nella consiliatura 2018 – 2022 sono state elette 6 donne rispetto ai 20 componenti togati totali, meno di 1/3 delle quote. Dato stazionario anche nella legislatura corrente 2023-2027. Già nella XVIII legislatura avevo presentato una proposta di legge (A.C. 976/2018) per la doppia preferenza di genere nel sistema elettorale del CSM.

L’Alta Corte: responsabilità e credibilità

I dati sulla responsabilità disciplinare meritano attenzione. Nel 2024, su 1.715 magistrati incolpati, le sanzioni effettive sono state 24. Dal 2017 a ottobre 2025, lo Stato ha risarcito 6.485 casi di ingiuste detenzioni per quasi 279 milioni di euro: persone arrestate e successivamente assolte. Le azioni disciplinari nei confronti dei magistrati interessati si sono concluse con 9 condanne. L’Alta Corte disciplinare, organo autonomo e indipendente anche dal CSM, è volta a garantire un sistema di responsabilità trasparente e credibile.

Le garanzie costituzionali confermate

La riforma mantiene intatte le garanzie fondamentali. L’articolo 104 della Costituzione riformata ribadisce che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Il pubblico ministero conserva piena indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni. La riforma non incide sull’obbligatorietà dell’azione penale, sancita dall’articolo 112 della Costituzione. Si tratta di una riforma che rafforza autonomia e indipendenza di ciascuna funzione giudiziaria, senza comprimere le prerogative costituzionali della magistratura.

Il quadro europeo

La separazione delle carriere allinea l’Italia alle principali democrazie europee, dove la distinzione tra funzione requirente e giudicante è consolidata. In Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, il pubblico accusatore è strutturalmente distinto dal giudice. L’unicità della carriera rappresenta un’anomalia nel panorama comparato. L’avvocatura italiana, attraverso il Consiglio Nazionale Forense e l’Organismo Congressuale Forense, ha espresso unanime sostegno alla riforma.

Il significato del voto

Il referendum confermativo non prevede quorum di partecipazione: il risultato sarà valido qualunque sia l’affluenza. Votando Sì, i cittadini sceglieranno una giustizia più equilibrata, più trasparente, più aderente ai principi costituzionali del giusto processo. Per queste ragioni tecniche e costituzionali, il Sì rappresenta la scelta più coerente con i valori fondamentali del nostro ordinamento.

Bisogna andare a votare. Chi è per il Sì questa volta deve andare a votare e non deve lasciare agli altri la conduzione e l’evoluzione di una scelta così strategica per il Paese.

*Deputata della Repubblica Italiana

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