Fondazione Marisa Bellisario

NON VOLTARSI DALL’ALTRA PARTE, MINIMIZZARE, GIUSTIFICARE

di Paola Balducci*

Il 25 novembre l’Italia si tinge simbolicamente di rosso: scarpette rosse riempiono le piazze, segni rossi attraversano i volti, a rappresentare le ferite, visibili e invisibili, della violenza sulle donne; ci tingiamo del rosso della consapevolezza, accendendo luci e riflettori su un fenomeno che, purtroppo, è già di per sé illuminato giorno per giorno da continui episodi di violenza.

Eppure, non esiste solo il rosso della violenza: ancora prima, esiste il buio della vittimizzazione, il nero delle botte, della solitudine di una vita scandita da maltrattamenti e umiliazioni che spesso non vengono percepiti dall’esterno, perché fanno parte di qualcosa di ancora più subdolo e troppo spesso ignorato.

Il 25 novembre torniamo a dirlo: basta violenza contro le donne. Lo scriviamo, lo condividiamo, lo ripetiamo. Guardiamo i numeri, leggiamo i nomi, ascoltiamo le storie. E ogni anno ci sembra di essere sempre allo stesso punto: scossi, indignati, uniti… ma solo per un giorno.

La verità è che la violenza non è un’emergenza improvvisa. Non nasce all’improvviso con un gesto estremo. La violenza è un processo lento, silenzioso, quotidiano. E proprio per questo la vera sfida non è solo punire, ma prevenire.

Negli anni le leggi sono aumentate, le pene sono state inasprite, i codici d’urgenza introdotti. Tutto questo è indubbiamente necessario, ma troppo spesso la repressione arriva quando il singolo episodio si è trasformato in fenomeno. La prevenzione, invece, è ciò che può davvero salvare una vita. Ed è la parte più difficile, perché non fa rumore, non finisce nei titoli dei giornali, non dà l’illusione della soluzione immediata.

Prevenire significa riconoscere i segnali prima che diventino tragedia. Significa che una donna che denuncia non venga lasciata sola, la sua denuncia non venga archiviata e rimandata al mittente con la sensazione di aver esagerato. Significa avere centri antiviolenza accessibili, servizi che dialogano fra loro, forze dell’ordine e operatori formati per leggere il rischio reale e non minimizzarlo.

Ma prevenzione significa anche allargare lo sguardo.
La violenza non è solo quella che lascia lividi visibili.

C’è una forma di violenza che spesso rimane in ombra: la violenza economica, ed è una delle più insidiose. Succede quando una donna viene privata della possibilità di lavorare, quando ogni spesa viene controllata, quando non ha accesso a un conto corrente, quando le viene fatto pesare ogni euro: “Senza di me non potresti permetterti nulla”. È una violenza che non si vede, ma che crea dipendenza, paura, immobilità. È una gabbia invisibile che rende molto più difficile andarsene, scegliere, salvarsi. Nominarla è già un primo passo per prevenirla.

E proprio nominare il fenomeno si pone quale ulteriore soglia di importanza. Il linguaggio è importante e le parole contano, sempre.

Quando parliamo di “raptus”, di “gelosia”, di “troppo amore”, stiamo spostando la violenza su un piano emotivo, quasi romantico. Quando ci chiediamo com’era vestita una donna, perché non se n’è andata prima, cosa abbia “sbagliato”, stiamo facendo un passo nella direzione sbagliata. Le parole costruiscono cultura e senza un cambiamento culturale, nessuna legge sarà mai sufficiente.

La prevenzione passa anche da qui: dalle frasi che tolleriamo, dalle battute a cui ridiamo, dai silenzi che accettiamo. Passa dalle scuole, dalle famiglie, dai media, dai luoghi di lavoro. Passa da ognuno di noi.

Il 25 novembre non dovrebbe essere solo un giorno di commemorazione. Dovrebbe essere un allenamento collettivo allo sguardo: imparare a vedere prima, ascoltare meglio, intervenire prima. Non voltarsi dall’altra parte. Non minimizzare. Non giustificare.

Non servono solo leggi più dure. Servono reti più forti.

Non servono solo pene più severe. Servono occhi più attenti.

Non servono solo slogan. Servono scelte quotidiane.

La violenza non inizia con un pugno. E proprio per questo può – e deve – essere fermata prima.

*Politica e Giurista

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