di Alessandra Carra*
Cosa può incidere sul fenomeno drammatico della violenza sulle donne perché vi siano le basi di una società del pieno rispetto e della completa equità nelle opportunità economiche e sociali?
Secondo me: una diversa cultura.
La risposta che mi sono data è che per contrastare un fenomeno così feroce e radicato come la violenza verso le donne, verso i loro corpi, la loro autonomia, la loro libertà di espressione e di realizzazione, la prima cosa da fare è non smettere di parlarne. Ed essere determinanti nell’invertire un modello che si può e si deve cambiare.
Se mantenere vivo il discorso è fondamentale, altrettanto lo è scegliere come parlarne perché il linguaggio è ciò che da’ forma al mondo. Questo significa al tempo stesso che nel linguaggio risiede un enorme potere o forse, più correttamente, un enorme potenziale: la capacità di ridefinire il nostro mondo.
L’educazione – di cui oggi tanto si dibatte in relazione al contrasto alla violenza di genere – non è solo trasmissione di un sapere, ma è la possibilità di rimaneggiare e ridefinire ogni sistema di sapere e valori dato per assodato, incastonato nel tempo.
Questa riflessione è stato il punto di partenza dell’iniziativa che, come Feltrinelli, abbiamo realizzato e diffuso attraverso le nostre librerie in tutta Italia da fine ottobre fino al 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Le relazioni pericolose è il programma culturale che abbiamo costruito con la collaborazione di chi le parole le usa per mestiere: scrittori e scrittrici che, insieme al contributo di numerose Università, Associazioni e centri antiviolenza, si sono fatti portavoce di questa volontà di costruire un nuovo vocabolario delle relazioni uomo-donna, basato su un lessico inclusivo costellato di termini quali empatia, uguaglianza, considerazione, rispetto del ruolo e del corpo delle donne.
14 città sono state palcoscenico di oltre 20 tavole rotonde, l’intera rete di librerie ha dedicato spazio e visibilità a una proposta bibliografica di oltre 100 libri che forniscono chiavi di lettura e di interpretazione del fenomeno, ma anche strumenti per identificarlo e riconoscerlo.
Abbiamo realizzato incontri con uno sguardo vigile e attento, soprattutto alle nuove generazioni, chiedendo loro di confrontarsi a cuore aperto con autori e psicoterapeuti, partendo dai libri, dalle loro esperienze personali e dai sentimenti spesso contrastanti che provano nella delicata fase dell’adolescenza.
Workshop, reading e incontri performativi con attori e attrici in tour con monologhi o piéce teatrali dedicate a contrastare la violenza di genere sono stati affiancati ai nostri gruppi di lettura: le nostre librerie si sono trasformate in zone sicure e protette dove poter attivare un confronto franco e sereno.
Credo fortemente che il nostro sistema culturale – pubblico e privato – debba appropriarsi di un ruolo propositivo e propulsivo rispetto a questi temi: solo il confronto, il dibattito, la conoscenza sono in grado di innescare un cambiamento culturale virtuoso che può e deve accompagnare qualsiasi tipo di intervento legislativo. Le leggi sono necessarie ma quasi mai sono sufficienti, serve una mobilitazione delle coscienze.
Servono percorsi di educazione che sostengano una consapevolezza piena del fenomeno e della sua gravità, surclassando l’immaginario pervasivo e onnipresente della mascolinità tossica. Non possiamo più correre il rischio di tramandare e irrobustire certi atteggiamenti soverchianti e fuori dal tempo: dobbiamo, tutte e tutti assieme, lavorare per garantirci un futuro di piena parità economica, professionale, etica e culturale.
Feltrinelli è pronta a fare la sua parte.
*Amministratore Delegato Gruppo Feltrinelli
