Fondazione Marisa Bellisario

“MARIPOSAS”: QUANDO L’UNIVERSITÀ SI FA INCUBATORE DI AUTONOMIA E CONSAPEVOLEZZA

di Barbara Martini*

La violenza maschile contro le donne non si combatte con interventi estemporanei o risposte emergenziali. È un fenomeno strutturale che ha radici storiche molto lontane. Essa coinvolge una dimensione economica -basata su una disparità salariale-, nonché una  componente socioculturale che trova le sue origini in stereotipi i culturali ben radicati e dinamiche relazionali spesso tossiche che continuano a riprodursi nella nostra società.  Affrontarla richiede una visione sistemica, che vada oltre la protezione immediata, per costruire percorsi tangibili di rinascita ed autonomia. In questo quadro complesso l’Università riveste un ruolo fondamentale. Gli Atenei non sono solo luogo di trasmissione del sapere, ma possono farsi promotori di spazi in cui la consapevolezza si trasforma in progettualità e il diritto allo studio diventa strumento di emancipazione. La violenza di genere, in questo contesto, non è più solo un episodio che riguarda “solo poche donne” ma diviene un fenomeno sociale che deve essere eradicato. Per fare ciò occorre un approccio strategico capace di coniugare tutela, promozione, protezione e empowerment.

La violenza, spesso non solo fisica ma anche economica, psicologica, e digitale, lascia nelle vittime ferite profonde che vanno oltre l’evento traumatico stesso. Spesso crea dipendenze forzate, mina l’autostima, isola socialmente e compromette la capacità di immaginare un futuro diverso. Il percorso di fuoriuscita è quindi un cammino complesso e multidimensionale che richiede tempo, supporto specializzato e, soprattutto, opportunità concrete per ricostruire la propria vita. L’Università, con la sua missione educativa e la sua presenza sul territorio, è chiamata a farsi carico di questa responsabilità sociale, diventando non solo un rifugio sicuro ma un acceleratore di autonomia, offrendo alle donne gli strumenti per riconquistare il controllo sul proprio destino passando da una situazione di mera sopravvivenza alla possibilità di immaginare un futuro diverso.

Prendere coscienza della violenza subita rappresenta solo il primo passo di un percorso che richiede coraggio quotidiano e sostegno continuativo. Troppo spesso, le donne che trovano la forza di chiedere aiuto si scontrano con un sistema frammentato, dove la protezione immediata non sempre si traduce in progetti di vita a lungo termine. La mancanza di indipendenza economica, in particolare, costituisce uno degli ostacoli più grandi alla fuoriuscita definitiva dalla violenza. Senza risorse proprie, senza la possibilità di formarsi o riqualificarsi professionalmente, senza un orizzonte concreto di autosufficienza, il rischio di ritornare in situazioni di abuso rimane elevato. È necessario quindi superare l’approccio emergenziale per adottare una visione strategica che consideri la violenza nella sua complessità e agisca su tutti i fronti: prevenzione, protezione, punizione dei colpevoli e, non ultima, promozione dell’autonomia delle vittime.

Il Progetto Mariposas, approvato nel Gender Equality Plan 2025–2027 dell’Ateneo di Roma Tor Vergata, rappresenta proprio questa visione avanzata e strutturale del contrasto alla violenza di genere. A partire dall’anno accademico 2025–2026, le studentesse inserite in percorsi certificati di fuoriuscita dalla violenza saranno esentate totalmente dal pagamento dei contributi universitari.  Il progetto, che prende il nome dalle farfalle (mariposas in spagnolo) simbolo di trasformazione e rinascita, si ispira alle migliori pratiche europee in materia di contrasto alla violenza di genere e di promozione dell’empowerment femminile. In Paesi come i Paesi Bassi, la Svezia o la Spagna, da tempo si è compreso che la lotta alla violenza non può limitarsi a interventi di protezione, ma deve includere misure attive per l’autonomia economica e sociale delle donne. Mariposas si inserisce in questo solco, proponendosi come modello innovativo e replicabile che altre università italiane potranno adottare, contribuendo così a creare una possibilità concreta per costruire un percorso di fuoriuscita dalla violenza. L’impegno dell’Ateneo nel favorire l’autonomia attraverso lo studio mostra in modo chiaro come le istituzioni possano contribuire alla tutela dei diritti e al contrasto delle discriminazioni e della violenza. Offrire un supporto reale alle persone che hanno vissuto queste esperienze è infatti una delle azioni più efficaci per combattere la violenza di genere e promuovere quel cambiamento culturale di cui abbiamo bisogno.

L’esenzione dai contributi risponde direttamente al problema della violenza economica, una delle forme più subdole e pervasive di controllo, che spesso tiene le donne intrappolate in relazioni abusive per mancanza di risorse finanziarie autonome. Rimuovere questo ostacolo significa restituire alle studentesse la possibilità di concentrarsi sul loro percorso di studi senza il peso aggiuntivo delle preoccupazioni economiche, permettendo loro di acquisire quelle competenze e quel titolo di studio che saranno la base della loro futura indipendenza professionale ed economica. In questo senso, Mariposas opera un vero e proprio cambio di prospettiva: dalla vittima da assistere alla persona su cui  investire, dalla sopravvissuta da proteggere alla futura professionista da formare.

Affinché misure come Mariposas possano raggiungere efficacemente le donne che ne hanno bisogno, è fondamentale garantire un accesso semplice, sicuro e rispettoso alla rete di supporto. Per questo, parallelamente al progetto di esenzione dai contributi, l’Ateneo ha attivato il First Point – Spazio Tutela e Ascolto, gestito in collaborazione con Differenza Donna Questo spazio, aperto a tutta la comunità universitaria (studentesse, studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo), rappresenterà il primo anello di una catena di protezione e accompagnamento, offrendo un punto di riferimento qualificato e discreto per chiunque viva o sia testimone di situazioni di violenza o discriminazione. All’interno del First Point, personale specializzato offrirà ascolto empatico e non giudicante, consulenza legale preliminare, orientamento psicologico e sostegno nell’attivazione dei percorsi di protezione. In particolare, lo sportello fungerà da collegamento diretto con la rete territoriale dei servizi antiviolenza, tra cui il Centro Antiviolenza “Elena Gianini Belotti” presente nell’Ateneo ed aperto a tutto il territorio, garantendo così un accompagnamento continuativo e personalizzato che rispetti i tempi e le scelte di ogni donna.

La sinergia tra Mariposas, First Point e centro Anti Violenza crea un circolo virtuoso: da un lato, lo sportello di ascolto facilita l’emersione del sommerso e l’accesso ai servizi; dall’altro, il progetto di esenzione dai contributi offre una prospettiva concreta di futuro, motivando le donne a intraprendere o proseguire il percorso universitario come parte integrante del loro processo di rinascita. In questo modo, l’Università si configura non come un’entità separata dal territorio, ma come un nodo attivo e integrato nella rete dei servizi, capace di offrire risposte multidimensionali che vanno dall’ascolto immediato alla progettazione a lungo termine. L’impegno dell’Ateneo di Tor Vergata nel contrasto alla violenza di genere attraverso il Gender Equality Plan e progetti come Mariposas dimostra che è possibile coniugare eccellenza accademica e responsabilità sociale, rigore scientifico e attenzione alle persone. Un’Università che si fa carico delle fragilità delle sue componenti, che crea spazi sicuri di ascolto, che rimuove gli ostacoli economici all’accesso al sapere, è un’Università più forte, più credibile, più vicina ai bisogni reali della società. È un’Università che non si limita a descrivere il mondo, ma si impegna a trasformarlo in meglio, a partire dalle sue aule, dai suoi corridoi, dalla sua comunità.

*Professoressa di economia Applicata; Delegata del Rettore alla pari Opportunità ed Inclusione dell’Ateneo di Roma Tor Vergata; Membro del Gruppo si lavoro di genere della Crui (Conferenza Rettori Italiani); Membro della Commissione di genere della Sie (società Italiana di Economia).

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