di Wanda Ferro*
In questi tre anni il Governo guidato da Giorgia Meloni ha dimostrato con i fatti che la sicurezza non è uno slogan, ma una priorità strutturale. Venivamo da una lunga fase di sottovalutazione del problema, con organici ridotti, norme inefficaci e territori spesso lasciati soli. Abbiamo invertito la rotta con un lavoro serio, continuo e coerente: più risorse, più uomini, più strumenti e soprattutto una visione complessiva. I risultati che stiamo ottenendo sono incoraggianti, ma non ci accontentiamo. Come ha ricordato la Presidente Meloni, questo deve essere l’anno in cui si cambia ulteriormente passo.
I dati più recenti confermano che la direzione intrapresa è quella giusta. Nei primi dieci mesi del 2025 i reati sono diminuiti del 3,5% rispetto all’anno precedente, con cali significativi per furti, rapine, violenze sessuali, maltrattamenti in famiglia ed estorsioni. Numeri chiari, che smentiscono una narrazione spesso allarmistica e strumentale. Non sono risultati casuali, ma il frutto di politiche coerenti: più controlli sul territorio, operazioni ad alto impatto, zone a vigilanza rafforzata e una presenza dello Stato più visibile, concreta e determinata.
Un pilastro fondamentale di questa strategia è stato il rafforzamento delle Forze dell’ordine. In tre anni sono state assunte circa 39.000 nuove unità tra le Forze di polizia e altre 30.000 entreranno in servizio entro il 2027. Abbiamo stanziato 1,5 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali del comparto sicurezza, difesa e soccorso, sbloccato investimenti fermi da anni e rinnovato mezzi e dotazioni. È un segnale di rispetto verso donne e uomini che ogni giorno garantiscono la sicurezza dei cittadini, e insieme abbiamo lavorato per rendere il loro operato più sicuro e sereno, a partire dal rafforzamento della tutela legale.
In questo quadro si inserisce il Decreto Sicurezza, che ha suscitato un ampio dibattito ma che ha fornito risposte concrete ai reati che incidono maggiormente sulla vita quotidiana delle persone: occupazioni abusive, borseggi, truffe agli anziani, accattonaggio, violenze contro le Forze dell’ordine, blocchi stradali e ferroviari. Si tratta di misure pragmatiche, non ideologiche, pensate per ristabilire legalità e tutela dei cittadini. Chi oggi lo contesta spesso è lo stesso che invoca più sicurezza senza indicare soluzioni reali.
Un esempio concreto di questo approccio è rappresentato dall’esperienza di Caivano, che abbiamo trasformato in un modello di intervento integrato fondato su sicurezza, legalità e riqualificazione. Abbiamo voluto dare un messaggio chiaro: lo Stato non arretra e non finge di non vedere. Sono state potenziate operazioni come “Strade Sicure” e “Stazioni Sicure”, sgomberati oltre 220 stabili e restituite quasi 4.000 abitazioni ai legittimi proprietari. Un modello che stiamo estendendo ad altri territori complessi perché sta dimostrando di funzionare.
Anche il contrasto all’immigrazione irregolare incide in modo significativo sul tema della sicurezza. Gli sbarchi irregolari sono stati ridotti di oltre il 60% e i rimpatri sono aumentati grazie al potenziamento dei centri dedicati. È un lavoro serio, che tiene insieme umanità e fermezza. Ignorare il legame tra immigrazione irregolare e sicurezza significherebbe agire in modo irresponsabile.
Naturalmente la sicurezza è una responsabilità condivisa. Il Governo fa la sua parte, le Forze di polizia svolgono un lavoro straordinario, ma è essenziale che tutti gli attori istituzionali operino nella stessa direzione. Esistono situazioni in cui provvedimenti di espulsione o misure cautelari vengono vanificati, indebolendo l’efficacia complessiva dell’azione di contrasto. È su questi nodi che occorre continuare a lavorare con determinazione.
Come Sottosegretario con delega ai beni confiscati, posso affermare che la lotta alle mafie passa anche e soprattutto dal colpire i patrimoni criminali. In questi anni oltre 18.000 beni confiscati sono tornati nella disponibilità dei cittadini, ospitando progetti sociali o presidi istituzionali. Abbiamo rafforzato l’Agenzia nazionale, migliorato trasparenza e tracciabilità delle assegnazioni e reso più rapide e sicure le procedure di destinazione, anche grazie al Decreto Sicurezza. È stata costruita una rete solida con tribunali, procure, prefetture, regioni, Agenzia del Demanio, ordini professionali, sistema creditizio e privato sociale, per evitare ogni rischio di reinfiltrazione criminale e trasformare i beni confiscati in un simbolo concreto della vittoria dello Stato sulla criminalità.
Infine, non possiamo ignorare la crescente preoccupazione legata al fenomeno dei cosiddetti “maranza”, che rappresenta una trasformazione profonda della violenza giovanile. Non si tratta di folklore, ma di una forma di devianza che utilizza la violenza come codice identitario, spesso amplificata dai social network, dove aggressioni, armi e comportamenti criminali vengono esibiti e normalizzati, alimentando emulazione e senso di impunità.
In questo contesto, la diffusione delle armi da taglio rappresenta un salto di qualità estremamente pericoloso. Per questo il Governo sta lavorando a un nuovo provvedimento specifico per contrastare la circolazione e l’uso dei coltelli, con strumenti più incisivi sul piano dei controlli, delle sanzioni e della prevenzione, in particolare nei confronti dei minori. A questo si affianca il rafforzamento delle operazioni sul territorio e l’estensione del modello Caivano, che tiene insieme sicurezza, scuola, rigenerazione urbana ed educazione digitale, perché solo un’azione integrata può garantire risposte durature e credibili.
*Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno
