di Filomena Greco*
C’è un bisogno profondo che attraversa oggi le comunità calabresi: il bisogno di essere riconosciute nel loro valore, ascoltate, rispettate. Un bisogno che ho conosciuto da vicino nell’esperienza amministrativa come sindaco e continuo a percepire oggi come donna impegnata nelle istituzioni regionali, incontrando cittadini, amministratori locali, operatori sociali, forze produttive. È da questo bisogno reale che nasce l’idea che bellezza e gentilezza non siano parole “morbide”, ma strumenti concreti di una politica capace di incidere sul benessere collettivo. Su questa idea di bene comune ho costruito e continuo a costruire il mio impegno politico.
In Calabria, fare politica significa confrontarsi con fragilità strutturali che si riflettono sulla vita quotidiana delle persone: servizi diseguali, territori segnati dall’abbandono, una distanza storica tra istituzioni e cittadini. In questo contesto, molte donne che hanno scelto l’impegno pubblico portano un approccio diverso, costruito sulla prossimità, sull’ascolto, sulla capacità di tenere insieme decisione e cura, sulla restanza che diventa una forza in grado di unire radici e futuro.
La bellezza, quando diventa politica pubblica, è una responsabilità concreta che ha come conseguenza la scelta di investire sulla qualità dei luoghi, sulla rigenerazione dei centri storici, sulla valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale ma anche garantire che gli spazi della sanità, della scuola e dei servizi sociali siano funzionali, accoglienti e rispettosi delle persone che li vivono ogni giorno.
In Calabria politiche regionali orientate alla rigenerazione urbana, alla cultura, al turismo sostenibile e alla mobilità territoriale non producono solo sviluppo economico, ma restituiscono dignità alle comunità e rafforzano il senso di appartenenza.
Allo stesso modo, la gentilezza è un nuovo modo di intendere la responsabilità politica e amministrativa. È metodo di governo. È il modo in cui una regione dovrebbe organizzare i servizi, semplificare le procedure e accompagnare chi è più fragile. Nella sanità territoriale, nel welfare di prossimità, nelle politiche sociali, la differenza si genera a partire da un approccio differente: un sistema che ascolta, orienta, non umilia chi chiede aiuto è un sistema più giusto ed efficace.
Nel mio impegno istituzionale vedo quanto questo approccio sia decisivo soprattutto per le donne. Noi donne teniamo insieme lavoro e cura, ci facciamo carico delle fragilità familiari, spesso rinunciamo a opportunità per mancanza di servizi adeguati e ci scontriamo con un patriarcato ancora pervasivo. Politiche regionali che investono su servizi per l’infanzia, assistenza domiciliare, sostegno alla conciliazione e alla partecipazione femminile al lavoro non sono questioni settoriali: generano benessere collettivo.
Da consigliera regionale so bene che la politica non può e non deve limitarsi a interventi settoriali o emergenziali. Serve una visione che assuma il benessere come obiettivo condiviso dell’azione pubblica. Quando una Regione investe sui servizi di prossimità, sulla sanità territoriale, sulla rigenerazione degli spazi pubblici, sulla qualità del lavoro e sull’equilibrio dei tempi di vita, compie una scelta profondamente politica: afferma che lo sviluppo non si misura solo con gli indicatori economici, ma con la qualità delle relazioni, la fiducia tra istituzioni e cittadini, la possibilità per le persone – e in particolare per le donne – di non essere lasciate sole. È in questo spazio che bellezza e gentilezza smettono di essere parole evocative e diventano bussole per il governo delle comunità, capaci di orientare priorità, risorse e modalità dell’azione pubblica.
La presenza delle donne in politica non serve solo a riequilibrare la rappresentanza. Serve a cambiare il modo di governare. Bellezza e gentilezza diventano allora leve concrete: nella progettazione urbana più rispettosa, nelle politiche sociali integrate, in un linguaggio istituzionale che riduce la distanza e ricostruisce fiducia. In una regione come la Calabria, questo cambiamento non è un lusso, ma una necessità.
La Fondazione Marisa Bellisario ci ricorda da sempre che il talento femminile è una forza trasformativa, generativa di idee e soluzioni capaci di trasformare l’esistente. Oggi, una delle trasformazioni più urgenti riguarda proprio il modo di esercitare il potere pubblico. Come donne nelle istituzioni, abbiamo la responsabilità di dimostrare che autorevolezza e cura possono convivere, che la fermezza delle decisioni non esclude l’attenzione alle persone, che governare con bellezza e gentilezza significa governare meglio.
Forse è da qui che può ricostruirsi il rapporto tra cittadini e politica: da istituzioni che sanno prendersi cura dei luoghi e delle relazioni, e da donne che, ogni giorno, rendono visibile un’idea di governo capace di generare benessere, fiducia e futuro.
*Consigliere Regione Calabria
