di Loredana Conidi* e Marlinda Gianfrate**
Per una fortunata coincidenza, nello scorso mese di settembre ricorrevano due anniversari significativi per la comunità internazionale: i trent’anni dalla Dichiarazione e dal programma d’Azione di Pechino (15 settembre 1995) e i dieci anni dall’adozione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (risoluzione ONU del 25 settembre 2015). Due circostanze che, pur con origine in contesti storici differenti, sono profondamente connesse e seguono un percorso comune: il riconoscimento della parità di genere come condizione imprescindibile per costruire società giuste, inclusive e sostenibili.
La Conferenza di Pechino: diritti delle donne come diritti umani
Nella Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulle donne di Pechino per la prima volta a livello mondiale si affermò che il progresso delle donne e la piena uguaglianza tra donne e uomini sono diritti umani fondamentali e universali, da tutelare senza distinzioni culturali, politiche o religiose. Si verificò un cambio di paradigma: la questione femminile non poteva più essere relegata a tema settoriale o residuale, ma doveva essere riconosciuta come parte integrante dell’agenda dei diritti e dello sviluppo.
Elemento centrale fu l’introduzione del concetto di empowerment femminile, inteso come rafforzamento del potere decisionale delle donne, della loro autonomia economica, della capacità di incidere nelle scelte collettive. Le donne furono riconosciute come soggetti attivi di cambiamento, indispensabili per il perseguimento dello sviluppo giusto, equo e sostenibile. La Conferenza di Pechino introdusse anche un approccio innovativo: il gender mainstreaming, ossia l’integrazione trasversale della prospettiva di genere in tutte le politiche pubbliche, affinché ogni decisione fosse valutata in base al suo impatto su donne e uomini. Un’importante novità fu infine il riconoscimento della necessità di un’alleanza tra i generi: la lotta alle disuguaglianze non poteva essere compito esclusivo delle donne, ma richiedeva il pieno coinvolgimento degli uomini, chiamati a condividere responsabilità, ruoli e opportunità.
L’Agenda 2030: la sostenibilità passa per la parità
Vent’anni dopo Pechino, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano d’azione globale che afferma un nuovo modello di sviluppo integrato nelle sue tre dimensioni (ambientale, economico e sociale) e che pone al centro la dignità delle persone e la salvaguardia del pianeta.
L’Agenda 2030 definisce diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030 per favorire il processo di cambiamento del modello di sviluppo. L’Obiettivo 5 è dedicato alla parità di genere: “Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze”. Tale Obiettivo rende numerosi principi affermati a Pechino impegni concreti: eliminare le forme di violenza contro donne e ragazze, riconoscere e valorizzare il lavoro di cura non retribuito, garantire pari accesso alle risorse economiche e alla partecipazione politica e rimuovere le barriere culturali e istituzionali che alimentano le discriminazioni.
L’Agenda 2030 riconosce che la parità di genere non è solo un obiettivo prioritario, ma un elemento trasversale e sistematico che influisce sugli altri obiettivi, compresi la lotta alla povertà (Obiettivo 1), la salute (Obiettivo 3), l’istruzione (Obiettivo 4), il lavoro dignitoso (Obiettivo 8) e la costruzione di istituzioni inclusive (Obiettivo 16), perché ogni progresso risulta incompleto se le disuguaglianze di genere restano irrisolte.
La prospettiva comune
Celebrare i due anniversari significa ricordare momenti chiave di un percorso che unisce diritti umani e sostenibilità ma anche riflettere sull’attualità delle visioni che furono sintetizzate in tali circostanze e sugli ostacoli da affrontare. Nonostante i progressi compiuti, le disuguaglianze di genere persistono – in misura differente- in ogni parte del mondo: disparità salariali, sotto-rappresentanza politica, violenza domestica, ostacoli all’accesso a istruzione e sanità. Le crisi globali -sanitarie, climatiche, economiche – e i conflitti armati hanno accentuato tali squilibri; lo slancio iniziale è oggi affievolito anche a causa della messa in discussione da parte degli Stati Uniti di tutti i precedenti impegni presi in relazione all’Agenda 2030.
Occorre ribadire che la parità di genere è una questione di diritti e anche una condizione essenziale per lo sviluppo sostenibile. A trent’anni dalla Conferenza di Pechino e dieci anni dall’adozione dell’Agenda 2030, la sfida decisiva resta quella di rispettare gli impegni assunti, aggiornarli laddove necessario e attuare politiche efficaci, attraverso un progetto collettivo condiviso tra uomini e donne.
*Equity Partner, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici
** Of Counsel, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici
