Fondazione Marisa Bellisario

IN COREA DEL SUD IL WELFARE NON TUTELA PIÙ LE DONNE ANZIANE

Di Ornella Del Guasto

La globalizzazione, lo sviluppo tecnologico e la crisi economica stanno cambiando la cultura tradizionale dell’Estremo Oriente portando a una drammatica mutazione dei rapporti tra generazioni e tra genitori e figli, annota un articolo di The Japan Times. Il fenomeno è particolarmente vistoso in Sud Corea che presenta un forte tasso di invecchiamento: quasi il 50% dei cittadini ha più di 65anni. Per secoli toccava ai primogeniti occuparsi dei vecchi genitori ma negli ultimi decenni i legami familiari si sono indeboliti e la maggior parte degli anziani sopravvive con metà del reddito medio nazionale mentre negli ultimi 25 anni il loro tasso di suicidi si è quadruplicato. A Seul, nel quartiere di Jongno, è naturale incontrare donne anziane, se non addirittura vecchie, che si prostituiscono. Le chiamano le “signore di Bacchus “ dal nome della bibita energetica che vendono. Di recente la polizia ha cercato di fare un repulisti ed ha arrestato 33 persone tra cui una vecchia di 84 anni: rappresentano l’aspetto oscuro della vorticosa crescita economica del Sud Corea, iniziata 50 anni fa, che ha portato alla nascita di una classe media giovane, acculturata e sempre più competitiva che lascia indietro gli anziani e i poveri. Infatti molte donne che erano ragazze o adolescenti nel 1950-60 nel corso dei decenni successivi non sono riuscite a conquistare lo stesso livello di istruzione e di opportunità di lavoro degli uomini. Molte vedove, divorziate o abbandonate dai figli non hanno alcuna protezione sociale e per sopravvivere sono costrette a prostituirsi con anziani in cerca di sesso e di compagnia. Ma l’alternativa per loro è non morire di fame.
Secondo i dati OCSE il tasso di povertà per la fascia di età tra i 66 e i 75 anni in Corea del Sud raggiunge il 45,6% e in base a una ricerca dell’Università di Seul nel solo quartiere di Jongno tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 c’erano circa 400 “signore di Bacchus”. Dopo la retata della polizia ne sono rimaste circa 200 tra i 60 e i 70 anni, e il fenomeno non riguarda solo la capitale ma l’intero Paese nonostante la prostituzione sia illegale e i quartieri “a luci rosse” siano scomparsi sotto i colpi dell’imponente riqualificazione urbana. La maggior parte delle donne guadagna in won tra i 150 e i 230 euro al mese ma le più anziane si accontentano di meno 8 euro ad incontro. La maggior parte dei clienti sono altrettanto anziani e spesso cercano solo compagnia. Un divorziato che non ha quasi più contatti con i figli va quasi ogni giorno nel quartiere perché dice “vivo solo da molto tempo e incontrare una signora di Baccgus con cui parlare mi fa sentire vivo”. In genere, dopo le retate, la polizia lascia andare le donne con una ramanzina o una piccola multa consapevole che la prostituzione anziana è un problema sociale che il Governo deve affrontare.

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