Fondazione Marisa Bellisario

IL RUOLO DEL SETTORE ASSICURATIVO NEL FAVORIRE LA RESILIENZA ECONOMICA E SOCIALE DEL NOSTRO PAESE

di Giovanna Redaelli*

Le problematiche legate a dinamica demografica, cambiamento climatico e scenario economico sono particolarmente sfidanti e devono essere affrontate con un impegno condiviso tra autorità pubbliche, settore privato e cittadini.

Il settore assicurativo offre prestazioni di prevenzione e assistenza, prodotti di previdenza e risparmio, protezione dai rischi. Inoltre, è un investitore istituzionale in grado di canalizzare ingenti risorse nei mercati finanziari. La sostenibilità del business assicurativo si basa sul principio di mutualità, specifico di questo settore ed elemento distintivo rispetto agli altri intermediari finanziari: i premi pagati dai contraenti vengono utilizzati per risarcire quegli (auspicabilmente pochi) beneficiari che ne avranno bisogno. Si tratta di un principio socialmente equo che consente di condividere il rischio tra molti proteggendo ciascuno e che, quindi, soprattutto su grandi numeri, permette di contenere il premio da pagare per la copertura assicurativa o la prestazione prevista.

L’aumento della speranza di vita e la diminuzione del tasso di fecondità causano la diminuzione della popolazione, il suo invecchiamento e, quindi, nuovi e maggiori bisogni di assistenza e protezione che il welfare pubblico non è più in grado di soddisfare.

Per affrontare i rischi di longevità, il settore assicurativo è impegnato nel definire un’offerta innovativa  rispetto ai bisogni posti dalla transizione demografica, che  sfrutta i progressi tecnologici, la disponibilità di dati, le opportunità offerte dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale: le linee di intervento riguardano il risk assesment & pricing, lo sviluppo di soluzioni modulari – predittive e personalizzate – e di prodotti assicurativi flessibili che integrino coperture dei rischi di mortalità, longevità e salute.

Sul tema del risparmio e della previdenza integrativa il settore assicurativo contribuisce alla diffusione di una cultura finanziaria ed assicurativa che insegni “come” risparmiare: pianificare il fabbisogno finanziario nel tempo, individuare gli investimenti più adatti, promuovere la cultura della protezione: un individuo protetto dall’impatto di eventi dannosi (morte, invalidità, perdita del lavoro, ecc.) può destinare una quota maggiore della ricchezza personale ad impieghi più redditizi e con un orizzonte temporale di investimento più lungo.

Tuttavia, è necessario stimolare e favorire, attraverso una stretta collaborazione pubblico-privato, lo sviluppo del welfare privato e complementare al fine di renderlo più equo, inclusivo ed efficace. Particolarmente urgente è rivedere, attraverso un intervento di sistema, i meccanismi della previdenza integrativa favorendone l’adesione. È anche opportuno valorizzare i prodotti assicurativi per la tutela della non autosufficienza (già molto diffusi in altri Paesi) valutando forme di obbligatorietà che, grazie al principio della mutualità, consentirebbero di mantenere il costo delle coperture a livelli accessibili.

L’Italia è tra i Paesi europei più esposti al rischio di catastrofi naturali, ma anche tra quelli dove è minore il grado di penetrazione assicurativa.

Un impulso alla riduzione del gap assicurativo per il rischio climatico è stata l’introduzione, per le imprese, dell’obbligo di assicurarsi per i danni derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali. Tale obbligatorietà consentirà, grazie al principio della mutualità, di mantenere i costi delle coperture accessibili.

L’intervento legislativo è un passo importante per proteggere il tessuto produttivo del nostro paese, mitigando l’impatto sui conti pubblici dei danni causati da calamità naturali, ma è solo l’inizio di un percorso che si spera virtuoso. Un aspetto da valutare attentamente è il basso livello di copertura assicurativa delle abitazioni residenziali, in un paese in cui queste rappresentano una quota rilevante della ricchezza familiare. Vi è poi il gap di protezione delle PMI, riconducibile al basso livello di alfabetizzazione assicurativa, ad una inadeguata percezione dei rischi a cui si è esposti e a una non corretta valutazione delle loro probabilità di accadimento, conseguenze e impatti economici. Su questo fronte, molte compagnie di assicurazione hanno impostato la relazione con i clienti non più su una logica di prodotto ma su una logica di servizio, supportandoli nella diffusione della cultura del rischio.

Infine, il settore assicurativo convoglia ingenti risorse nei mercati finanziari: è un investitore di lungo periodo, in grado di fornire capitali pazienti e stabili, utili per finanziare progetti con tempi lunghi di realizzazione in aree strategiche dell’economia (innovazione, transizione digitale e climatica, innovazione, difesa) e le piccole-medie imprese in modo da favorirne lo sviluppo e la competitività; offre prodotti assicurativi di investimento e previdenziali (IBIPs) con cui i cittadini accedono ai mercati finanziari. Per tale motivo, il settore chiede che gli venga riconosciuto il ruolo strategico che può giocare nella realizzazione dell’Unione del Risparmio e degli Investimenti (SIU).

In un contesto caratterizzato da incertezza, il settore assicurativo può quindi essere uno dei pilastri per la resilienza economica e sociale dell’Italia. Attraverso innovazione, educazione e collaborazione pubblico-privato, le assicurazioni non solo proteggono dai rischi, ma aiutano famiglie e imprese a costruire una visione positiva del futuro.

* Docente di Metodi Matematici per la Gestione Finanziaria e di Economia e Finanza delle Imprese di Assicurazione, Università degli Studi dell’Insubria

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