Fondazione Marisa Bellisario

IL BUONO SCUOLA PER LA LIBERTÀ DI SCELTA EDUCATIVA

di Suor Anna Monia Alfieri*

Abbiamo ricordato nel 2025 il venticinquesimo anniversario della legge sulla parità scolastica, la legge n. 62 del 2000, a firma di Luigi Berlinguer: in Italia, il Sistema Nazionale di Istruzione, formato dalle scuole pubbliche statali e dalle scuole pubbliche paritarie, deve essere pluralista, in conformità a quanto previsto dall’articolo 33 della Costituzione. Proprio sul finire del 2025 la legge di bilancio ha introdotto il buono scuola, una misura a sostegno delle famiglie per la scelta della scuola dei figli: in sostanza il Governo ha stanziato 20 milioni di euro, destinati alle famiglie economicamente più svantaggiate, con un ISEE fino a 30.000 euro, prevedendo un buono scuola nazionale di 1.500 euro annuali per la scelta della scuola secondaria di primo grado o del biennio della secondaria di secondo grado, a sostegno del pagamento della retta.

Deve essere chiaro che il buono scuola non sottrae risorse alla scuola statale. Un alunno della scuola statale costa allo Stato tra gli 8.000 e i 10.000 euro all’anno, denari provenienti dalle tasse dei cittadini. Gli studenti della scuola statale sono circa sette milioni. Se, invece, quegli stessi studenti frequentano una scuola paritaria – che, lo ricordo, è riconosciuta pubblica dall’articolo 33 della Costituzione, da una legge dello Stato (legge 62/2000), da Risoluzioni europee e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, seppur gestita da soggetti privati accreditati e sottoposti al controllo statale – il contributo erogato dallo Stato scende a circa 750 euro annui per studente. La domanda è dunque lecita: chi sottrare realmente denari? Altra domanda altrettanto lecita: a chi vengono sottratti?

Non va, poi, dimenticato che lo Stato certifica che il Costo Medio per Studente è di circa 7.500 euro. La scuola paritaria sostiene quel costo, ricevendo, però, a studente, un contributo pari in media a 750 euro, anche questo da modulare in base ai corsi: i contributi vengono, infatti, sostanzialmente destinati alla scuola dell’Infanzia e alla scuola Primaria, in modo residuale alla scuola Secondaria di I e di II grado, ecco perché il buono scuola è destinato alla scuola Secondaria di I e di II grado.  Il resto ricade interamente, è inevitabile, sulle famiglie che pagano due volte, le tasse e la retta. La mancata garanzia di un diritto riconosciuto dalla Costituzione ha determinato la chiusura di moltissime scuole paritarie, specie nel Sud e nelle periferie del Paese, aprendo la strada al monopolio educativo, tipico dei regimi, non delle democrazie, da parte della scuola pubblica statale.

Ancora: il Governo non ha giustamente finanziato le scuole paritarie ma ha sostenuto le famiglie che, ai sensi dell’articolo 30 della Costituzione e ai sensi dell’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, hanno il diritto alla libertà di scelta educativa. Questo Governo ha avuto, occorre dirlo, la capacità di anteporre a tutto la garanzia di un diritto a lungo tradito. Va detto con grande onestà che nessun partito politico, una volta giunto al Governo, ha mai negato il valore del pluralismo educativo: tra l’altro il Governo che ha stanziato, in un’unica soluzione, le risorse più ingenti per le scuole paritarie è stato il Governo Conte, durante la pandemia, quando furono stanziati 300 milioni di euro per salvare il comparto dalle conseguenze del lockdown, poiché fu riconosciuto che “le scuole paritarie svolgono un ruolo fondamentale nel nostro sistema di istruzione”. Non solo: le risorse all’epoca stanziate furono definite come “una risposta a tante famiglie che scelgono di avvalersi di un diritto costituzionalmente garantito e a lavoratori che devono essere tutelati come gli altri”.

L’Italia, dunque, si avvicina all’Europa, dove il pluralismo scolastico è considerato un diritto di interesse pubblico.  Ecco perché ora dobbiamo affrettare il passo e puntare, anche nella scuola come già avviene da decenni nel campo della sanità, al costo standard di sostenibilità, ossia una quota capitaria da destinare alle famiglie, che hanno pagato le tasse, per l’istruzione dei figli, presso una scuola pubblica, statale o paritaria. E il tutto avrebbe un valore sociale immenso: aumento dei livelli di apprendimento, in linea con gli standard europei, miglioramento della tenuta sociale dei territori economicamente e socialmente più fragili. Allora sì che la scuola statale sarebbe veramente autonoma, quella paritaria veramente libera. Tutto, come si può comprendere, in una perfetta concatenazione di cause e di effetti.

Mi sia consentito un ringraziamento alla Fondazione Marisa Bellisario, attraverso la Presidente Lella Golfo, per l’attenzione che da sempre ha riservato al tema della libertà di scelta educativa. Sono convinta che il Premio ricevuto lo scorso giugno abbia rappresentato un’occasione di grandissima visibilità ai massimi livelli istituzionali per la libertà di scelta educativa: l’incontro con il Presidente Mattarella è stato il momento più bello e più carico di emozione e di significato per la grande attenzione che ho percepito da parte del Presidente nell’ascoltare le ragioni di un diritto riconosciuto ma non garantito. Andiamo, dunque, avanti, per il bene dei nostri giovani e di tutta la società, affinché le libertà di scelta educativa, di apprendimento e di insegnamento siano finalmente garantite ai genitori, agli studenti e ai docenti. Anche in Italia.

* Legale Rappresentante Istituto di Cultura e di Lingue Marcelline

 

Iscriviti alla Newsletter

Torna in alto