di Loredana Conidi* e Marlinda Gianfrate**
L’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP) ha recentemente pubblicato il Rapporto annuale sul mercato del lavoro e politiche di genere 2025 (Gender Policy Report), che offre una valida e approfondita analisi della struttura e delle dinamiche del mercato del lavoro italiano da una prospettiva di genere. Il Rapporto esamina i principali fattori strutturali, culturali e istituzionali che concorrono alla determinazione dei divari di genere osservati nel contesto occupazionale.
Particolarmente innovativo e rilevante è il capitolo intitolato “Intelligenza Artificiale, mercato del lavoro e dimensione di genere: implicazioni e scenari della transizione digitale” che evidenzia, tra gli altri aspetti, la maggiore vulnerabilità delle donne agli effetti dell’Intelligenza Artificiale generativa.
Lo studio muove dal presupposto che la crescente diffusione di agenti autonomi e sistemi di apprendimento automatico – in grado di operare senza intervento umano diretto – rappresenti una delle principali forze trasformative per la futura organizzazione del lavoro. La transizione digitale incide non solo sulla quantità dell’occupazione ma anche sulla qualità delle condizioni di lavoro e sulle opportunità di partecipazione, con impatti differenziati per donne e uomini.
L’analisi si articola attorno a tre dimensioni chiave.
In primo luogo, è esaminata la distribuzione settoriale dell’occupazione in base al genere. Le donne risultano sovrarappresentate in settori e ruoli più vulnerabili alla trasformazione digitale (ad esempio nelle funzioni amministrative e nei servizi alla persona) mentre sono nettamente sottorappresentate nei settori tecnologici e STEM, dove la domanda di competenze legate all’Intelligenza Artificiale è in forte crescita. Tale configurazione strutturale accresce il rischio che la transizione digitale possa accentuare le disparità occupazionali tra i generi.
Il secondo profilo riguarda il divario digitale di genere, inteso come la differenza nell’accesso alle competenze digitali e alle tecnologie. La sottorappresentazione femminile nei percorsi formativi tecnici e scientifici limita la capacità delle lavoratrici di intercettare e cogliere le nuove opportunità professionali generate dall’Intelligenza Artificiale, con potenziali ricadute negative sulla progressione di carriera e sui livelli retributivi.
Il terzo aspetto concerne il rischio di bias algoritmici nei sistemi di Intelligenza Artificiale: qualora gli algoritmi siano addestrati su dati che riflettono disparità di genere preesistenti o su processi decisionali non neutrali, essi possono generare esiti discriminatori. Tale rischio evidenzia l’urgenza di progettare e governare strumenti di Intelligenza Artificiale facendo riferimento a criteri di equità, trasparenza e inclusione.
Da ultimo, il Rapporto evidenzia la necessità di un quadro regolatorio e di politiche pubbliche capaci di integrare stabilmente una prospettiva di genere nella governance della transizione digitale. Ciò comporta, tra l’altro, la raccolta e l’analisi di dati disaggregati per genere, l’inclusione di criteri di equità nei programmi di formazione, l’introduzione di incentivi per favorire la partecipazione delle donne ai percorsi tecnologici e un monitoraggio costante dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale sui diversi gruppi di lavoratori. A tal proposito merita di essere menzionata la legge nazionale sull’Intelligenza Artificiale, la L.132/2025, che prevede espressamente e opportunamente che l’Intelligenza Artificiale utilizzata nell’organizzazione e nella gestione del rapporto di lavoro debba garantire l’assenza di discriminazioni di genere (art. 11).
In sintesi, il Rapporto evidenzia che le trasformazioni indotte dalla diffusione delle tecnologie digitali non sono neutrali rispetto al genere: al contrario, tendono a riflettere e, in taluni casi, ad amplificare le disuguaglianze esistenti tra uomini e donne sul mercato del lavoro. Al contempo, la transizione digitale può rappresentare un’importante leva per ridurre alcune barriere strutturali alla partecipazione femminile, trasformandosi in uno strumento di inclusione e valorizzazione del talento.
Alla luce di tali evidenze, appare fondamentale che il legislatore, le istituzioni pubbliche e gli attori privati assumano un ruolo attivo e consapevole nella gestione della transizione digitale. L’Intelligenza Artificiale non deve limitarsi a essere oggetto di regolazione tecnica, ma deve diventare uno strumento di politica del lavoro orientato all’equità. Investire nella formazione digitale delle donne, promuovere la loro presenza nei processi decisionali tecnologici e adottare modelli di governance inclusivi non è soltanto una scelta di giustizia sociale, ma anche una condizione essenziale per uno sviluppo economico sostenibile e competitivo. La sfida è trasformare l’innovazione tecnologica da possibile fattore di esclusione a motore di progresso condiviso.
*Equity Partner, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici
**Of Counsel, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici
