di Elena Appiani*
Tra i temi emersi nel corso dell’incontro istituzionale della delegazione veneta presso il Parlamento Europeo – “Empowerment femminile nel lavoro e nella società: prospettive per la prossima programmazione europea”, il titolo – c’è sicuramente il valore strategico dei network associativi come strumenti di trasformazione culturale e sociale. Le reti non rappresentano soltanto occasioni di relazione. Sono acceleratori di cambiamento. Permettono di trasformare bisogni locali in progettualità condivise, di facilitare il dialogo tra istituzioni e società civile, di creare alleanze tra mondi differenti e di generare impatti concreti.
Oggi più che mai diventa necessario superare la frammentazione delle iniziative e costruire sinergie reali tra associazioni, imprese, università, professioni e istituzioni. La vera sfida non è moltiplicare i progetti, ma “mettere a sistema” le esperienze. Solo così le politiche per le pari opportunità possono produrre effetti tangibili e duraturi come ad esempio lo è stata la legge “Golfo-Mosca”.
Il network della Fondazione è un sistema attivo di competenze, in cui la collaborazione tra donne consente di generare impatti concreti.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a progressi importanti: la rappresentanza femminile in Parlamento ha raggiunto circa il 35%, rispetto al 5% della prima legislatura, e per la prima volta una donna guida il Governo. Segnali forti, che dimostrano che il cambiamento è possibile, anche in Italia. Eppure permane una contraddizione. Da un lato, grande attenzione normativa sul tema della violenza di genere, che ha contribuito a far crescere consapevolezza e a far emergere un problema strutturale. Dall’altro, politiche ancora deboli e poco incisive sull’occupazione femminile. Il risultato è evidente: il tasso di occupazione resta sotto il 55%, tra i più bassi in Europa.
Senza indipendenza economica non esiste vera libertà. Non può esistere piena autodeterminazione femminile senza accesso al lavoro qualificato, crescita professionale, stabilità economica e possibilità di costruire percorsi di autonomia.
L’empowerment femminile non può essere considerato soltanto una questione etica o sociale.
È un tema economico, produttivo e strategico per il futuro del Paese.
Cosa manca, allora, perché il cambiamento sia radicale?
- Le tecnologie vanno #imparate, non temute: fondamentale per le donne la conoscenza dell’Intelligenza Artificiale
- Il ruolo strategico degli #uomini della comunità nel #supportare le donne.
- Gli ambienti di #innovazione ed eccellenza cercano i #talenti veri.
- La #sorellanza tra le donne crea opportunità per #tutte ma non è ancora radicata
- Il contesto #lavorativo deve essere favorevole alle #donne.
Un altro dei temi centrali emersi durante l’incontro riguarda il rapporto tra donne, innovazione e nuove tecnologie. La rivoluzione digitale e l’IA stanno ridefinendo il mercato del lavoro, i modelli organizzativi e le competenze richieste. In questo scenario è fondamentale evitare che le donne rimangano escluse dai processi di innovazione. Il messaggio condiviso durante il confronto europeo è stato molto chiaro: Le tecnologie devono essere comprese, studiate e governate. Non temute.
La conoscenza dell’Intelligenza Artificiale rappresenta oggi una competenza strategica, soprattutto per le nuove generazioni. In questo senso il pensiero di Marisa Bellisario appare straordinariamente attuale. Già negli anni Ottanta Bellisario sosteneva che: “La tecnologia è il migliore alleato che la donna abbia mai avuto.” Una visione pionieristica che oggi acquista ancora più valore.
Un altro tema emerso con forza è il ruolo degli uomini nella costruzione di una società realmente inclusiva. La parità di genere non può essere interpretata come una contrapposizione tra uomini e donne. Serve invece una logica di collaborazione, corresponsabilità e complementarità. Per costruire ambienti di lavoro inclusivi è necessario coinvolgere attivamente anche la componente maschile nei percorsi di cambiamento culturale.
Gli uomini rappresentano un alleato fondamentale nella costruzione di nuovi modelli organizzativi basati su:
- rispetto;
- valorizzazione del talento;
- equilibrio;
- leadership inclusiva;
- meritocrazia.
Superare stereotipi e pregiudizi culturali richiede infatti una responsabilità collettiva. La vera evoluzione non nasce dal conflitto, ma dalla collaborazione.
È emerso anche un altro tema delicato ma fondamentale: il valore delle relazioni tra donne.
La cosiddetta “sorellanza” rappresenta ancora oggi un terreno su cui costruire una maggiore consapevolezza culturale. Troppo spesso dinamiche competitive, isolamento professionale o modelli organizzativi tradizionali hanno limitato la capacità delle donne di fare rete.
Eppure i network femminili dimostrano che quando le donne collaborano si generano opportunità, crescita e innovazione.
La Fondazione Marisa Bellisario rappresenta un esempio concreto di questa capacità.
Le reti generano:
- accesso alle competenze;
- opportunità professionali;
- visibilità dei talenti;
- condivisione di esperienze;
- sostegno reciproco;
- crescita culturale.
Costruire comunità professionali femminili forti significa creare valore non solo per le donne, ma per l’intero sistema economico e sociale.
Nonostante i progressi, permangono numerosi ostacoli strutturali.
Tra i principali elementi di criticità emersi durante l’incontro:
- maternità e discontinuità professionale
- perdita di indipendenza economica
- difficoltà nel passaggio generazionale
La cultura aziendale rappresenta oggi un elemento strategico della competitività. Le imprese che investono su inclusione, welfare e valorizzazione del talento ottengono risultati migliori anche in termini di innovazione, reputazione e performance. Su questo la certificazione sulla parità di genere ha avviato un cambiamento culturale determinante nelle aziende.
La missione della Fondazione Marisa Bellisario a Bruxelles ha rappresentato un esempio concreto di partecipazione attiva, visione strategica e responsabilità condivisa.
Le donne oggi non chiedono privilegi. Chiedono: accesso alle opportunità; riconoscimento del merito; contesti inclusivi; strumenti per crescere; possibilità di contribuire pienamente allo sviluppo economico e sociale.
Il cambiamento è già iniziato.
I progressi raggiunti negli ultimi anni dimostrano che trasformare la cultura organizzativa e istituzionale è possibile. Ma la vera sfida è rendere questi risultati strutturali, duraturi e irreversibili.
Per riuscirci servono:
- competenze;
- reti;
- coraggio;
- collaborazione;
Ed è proprio su questi valori che la Fondazione Marisa Bellisario continua ogni giorno a costruire il proprio impegno. Perché il futuro dell’inclusione non si realizza soltanto attraverso le dichiarazioni.
Si costruisce con alleanze concrete, progettualità condivise e persone capaci di trasformare le idee in cambiamento reale.
Nel corso dell’incontro la delegazione della Fondazione ha proposto di aprire un confronto strutturato sui seguenti temi strategici:
- passaggio generazionale;
- formazione e lavoro;
- trasparenza salariale;
- impatto di genere;
- diversità, inclusione e disabilità.
Questi temi rappresentano sfide concrete che incidono quotidianamente sulla vita professionale e sociale delle donne. Continuare un dialogo costruttivo con le istituzioni europee significa portare all’attenzione di chi definisce le politiche comunitarie le esigenze reali di chi opera ogni giorno nei territori. Fondamentale che la programmazione europea tenga conto delle esperienze concrete maturate sul campo.
Le reti associative possono svolgere un ruolo decisivo proprio in questo: trasformare la voce dei territori in progettualità strutturate.
Perché il cambiamento è avviato. Ora dobbiamo renderlo irreversibile.
Imprenditrice Rete 33; Referente Veneto Fondazione Marisa Bellisario, Consigliera e rappresentante Terziario Donna Centro Storico Confcommercio Vicenza, Consigliera Commissione Pari Opportunità Provincia di Vicenza – Componente della Consulta delle Politiche di Parità del Comune di Vicenza
