di Cristina Rossello*
Il dibattito sull’educazione sessuale nelle scuole italiane si è arricchito di un nuovo capitolo con l’approvazione alla Camera dei Deputati del disegno di legge di iniziativa del ministro Valditara che introduce nuove disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico.
Un provvedimento che mette al centro un principio fondamentale: il primato educativo della famiglia.
Non si tratta di negare l’importanza dell’educazione all’affettività e alla sessualità – tema ormai ineludibile nella formazione dei giovani – ma di riconoscere che, su tematiche così delicate, i genitori hanno il diritto di essere informati, coinvolti e di esprimere il proprio consenso preventivo. È una questione di trasparenza, di rispetto e di corresponsabilità educativa.
Il disegno di legge interviene su tre livelli essenziali. Innanzitutto, richiede che le istituzioni scolastiche acquisiscano il consenso informato preventivo delle famiglie – o degli studenti maggiorenni – prima di svolgere attività che trattino tematiche relative alla sessualità. Non un semplice avviso formale, ma una vera messa a disposizione del materiale didattico, permettendo ai genitori di valutare contenuti, modalità e finalità. Questo obbligo viene inserito nel Patto educativo di corresponsabilità, rafforzandone la natura collaborativa. Per le attività extracurricolari del Piano triennale dell’offerta formativa, il consenso scritto deve essere richiesto almeno una settimana prima, con richiesta trasparente e dettagliata: finalità, obiettivi, contenuti, modalità ed eventuale presenza di esperti esterni. La partecipazione diventa facoltativa: chi non aderisce può astenersi. Per le attività di ampliamento formativo, in caso di mancata adesione, la scuola garantisce percorsi alternativi previsti nel PTOF.
Un aspetto particolarmente significativo riguarda la tutela dei più piccoli. Per la scuola dell’infanzia e la primaria, il provvedimento esclude categoricamente attività inerenti alla sessualità, fatta eccezione per quanto previsto dalle indicazioni nazionali ministeriali. È una scelta che risponde al principio dell’interesse superiore del minore e riconosce che, in questa fase evolutiva, il ruolo educativo della famiglia è centrale e insostituibile.
Il secondo pilastro riguarda il coinvolgimento di esperti esterni. Troppo spesso abbiamo assistito all’ingresso nelle scuole di associazioni o professionisti senza una valutazione rigorosa delle loro competenze. Il disegno di legge stabilisce che la partecipazione di soggetti esterni sia subordinata alla deliberazione del collegio dei docenti e all’approvazione del consiglio di istituto, con criteri chiari basati su titoli, esperienza comprovata e coerenza con le finalità educative. Non censura, ma garanzia di qualità. Questo approccio risponde a preoccupazioni concrete. Sono stati segnalati casi di interventi percepiti da molte famiglie come inadeguati, troppo precoci o ideologicamente connotati. Non è accettabile che contenuti così sensibili vengano proposti senza preventiva informazione ai genitori, privandoli della possibilità di valutare se quanto trasmesso ai figli sia coerente con i valori familiari.
Dobbiamo essere chiari: l’educazione sessuale è importante. I giovani hanno bisogno di informazioni corrette su affettività, relazioni, prevenzione e rispetto reciproco. Ma questo non può avvenire scavalcando le famiglie. La scuola non può sostituirsi alla famiglia su temi che toccano dimensioni così profonde della persona, ma deve lavorare in sinergia con essa.
Il disegno di legge non vieta l’educazione sessuale, come alcuni sostengono strumentalmente. Introduce trasparenza, condivisione e rispetto dei ruoli. Riconosce che su temi legati alla sfera più intima della persona la famiglia ha un ruolo primario da rispettare e valorizzare, non marginalizzare.
In questo senso va anche la risoluzione del Parlamento europeo approvata lo scorso 26 novembre, con cui è stato chiesto di fissare a 16 anni l’età minima per iscriversi a piattaforme social media, siti di video sharing e servizi basati sull’intelligenza artificiale, con possibilità per i ragazzi tra i 13 e i 16 anni di accedervi solo con autorizzazione dei genitori.
In un’epoca in cui si parla tanto di partecipazione democratica e diritti, dovrebbe essere ovvio che anche i genitori abbiano diritto di partecipare alle scelte educative che riguardano i loro figli. Il consenso informato preventivo garantisce questo diritto, senza negare alla scuola il suo ruolo formativo, ma rafforzando l’alleanza educativa.
Credo in una scuola che educa e accompagna i giovani, ma sempre in dialogo con le famiglie, riconoscendone la funzione primaria: più trasparenza, più coinvolgimento, più rispetto. Per una scuola davvero democratica che non lasci indietro nessuno, nemmeno i genitori.
*Deputata della Repubblica
