Fondazione Marisa Bellisario

B FACTOR: UNA MAPPA DI POSSIBILITÀ

di Carlo Alberto Carnevale Maffè*

Chi, come me, contribuisce alla giuria di selezione del Premio “B-Factor” della Fondazione Bellisario, ha il privilegio di vedere da vicino ciò che la statistica spesso non racconta: l’imprenditorialità femminile non è un monolite, è un ventaglio di stili, competenze e traiettorie. “B-Factor” nasce per questo: non per incoronare il business plan più patinato, ma per proporre modelli di leadership femminile credibili e plurali, in cui innovazione ed empatia, ricerca e passione, devozione e precisione convivono senza contraddirsi.

Il nostro punto di partenza è semplice: valutare la sostanza prima della retorica. Guardiamo a tre dimensioni—personalità e track record della fondatrice, qualità tecnico-economica della soluzione, attrattività per investimenti—ma lo facciamo per illuminare come si interpreta il ruolo imprenditoriale, non solo quanto si cresce. Le storie delle finaliste di quest’anno ci offrono archetipi utili a ragazze, professioniste e investitrici che cercano un riferimento praticabile.

C’è, anzitutto, la giovanissima scienziata-imprenditrice. È il caso di Alessandra Accogli con Sinergy Flow, che ha trasformato ricerca su batterie “redox flow” allo zolfo in una soluzione di stoccaggio di lunga durata con proprietà funzionali e sicurezza distintive, protette da brevetto e già a maturità tecnologica avanzata. Qui la leadership è la capacità di portare un’evidenza di laboratorio nel dominio industriale, con roadmap, metriche e supply chain, democratizzando la disponibilità di stoccaggio di energia grazie al basso costo delle componenti. Non c’è “effetto vetrina”: c’è ingegneria, IP, piani di industrializzazione.

C’è poi l’inventrice-clinica, capace di unire rigore medico e design di prodotto. Simona Roggero e FidelioMed portano una diagnostica point-of-care multiparametrica che combina biosensori e supporto decisionale con intelligenza artificiale, con dispositivo medico di classe II ed elevate accuratezze già documentate nel prospetto tecnico. Il modello è “razor & blade”: piattaforma, cartucce e software. È un esempio di come la competenza clinica diventi vantaggio competitivo: definisce il problema in modo misurabile, costruisce la soluzione intorno a tempi, percorsi e vincoli regolatori reali.

L’ossessione dell’esperimento scientifico è la cifra della imprenditrice-pioniera. Hemera (CEO Cristiana Vignoli) sviluppa una terapia cellulare per lesione midollare acuta basata sulla manipolazione di macrofagi autologhi; status regolatorio da “Medicinale per Terapie Avanzate” (ATMP), che ha ottenuto dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) la qualifica di medicinale orfano per il trattamento di una malattia rara, con i relativi incentivi: i risultati preclinici su centinaia di modelli animali sono indicazioni di serietà scientifica e disciplina nello sviluppo clinico. Questo archetipo mostra che il coraggio non è antitesi del metodo: è la scelta di percorsi difficili, con milestone pubbliche e verificabili.

Perché, dunque, B-Factor? Perché ci interessa un portafoglio di modelli—la scienziata, l’inventrice, la facilitatrice, l’aggregatrice, la manager-ponte—che renda più ampio l’orizzonte delle possibilità. Vogliamo che una studentessa di chimica, un’ingegnera dei materiali o una clinica non si chiedano “posso farlo?”, ma “quale via è più adatta al mio temperamento e alla mia missione?”. Per questo le nostre rubriche di valutazione affiancano al merito scientifico e al potenziale economico il tema del come: come si costruiscono alleanze, come si presidiano processi regolatori, come si ascoltano utenti e pazienti, come si progettano supply chain e standard.

Il fatto che quest’anno siano state premiate FidelioMed, Sinergy Flow e Hemera non è un caso: rappresentano tre declinazioni forti e distinte della leadership tecnologica femminile—la diagnosta che inventa piattaforme, l’ingegnera che scala tecnologie strategiche per la transizione energetica, la scienziata che porta un’idea terapeutica dal banco all’uomo. Intorno a loro, esempi complementari—dai materiali avanzati all’healthtech nutrizionale—completano il quadro, offrendo ispirazioni diverse a competenze e vocazioni diverse, che hanno messo a dura prova la giuria per selezionare le vincitrici, in quanto tutte le storie presentate meritavano una menzione particolare.

Questa è, in sintesi, la filosofia di B-Factor: non premiare un foglio Excel, ma proporre una mappa. Una mappa di possibilità in cui ogni linea è tracciata da donne che coniugano rigore e immaginazione, metodo e coraggio. Se il premio serve a qualcosa, è a far sì che sempre più professioniste vedano nel proprio profilo—di scienziata, inventrice, facilitatrice, ricercatrice o manager—non un’etichetta, ma una rotta praticabile. E che investitori, istituzioni e imprese trovino in questi modelli dei canali affidabili per trasformare ricerca in valore, e valore in impatto.

*Docente di Strategia, SDA Bocconi School of Management

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