Fondazione Marisa Bellisario

AIELLO: DALLA PROMOZIONE DELLE DONNE NELLA SCIENZA ALLA GUIDA DI UNISALENTO

Intervista alla Professoressa Maria Antonietta Aiello, Rettrice dell’Università del Salento

di Cristina Mitidieri*

La professoressa Maria Antonietta Aiello, brillante accademica, scienziata di fama internazionale e ora rettrice eletta dell’Università del Salento, si racconta in un’intervista esclusiva per la newsletter della Fondazione Marisa Bellisario.

Dal suo percorso di ricerca all’impegno nella promozione delle donne nella scienza, dalle sfide della governance universitaria alle visioni per la crescita dell’Ateneo, vediamo di porle alcune domande che ci daranno uno spaccato del suo profilo e dei suoi progetti futuri.

Professoressa Aiello, il suo percorso accademico è ricco di successi e riconoscimenti, fino all’ultimo che l’ha vista eletta rettrice dell’Università del Salento per il sessennio 2025-2031, subentrando dal prossimo novembre al Rettore uscente Prof. Fabio Pollice, prima donna in Puglia a ricoprire questo ruolo: quali sono stati i momenti chiave che hanno segnato la sua crescita personale e professionale sino all’ultima elezione?

Il primo, quello decisivo, risale alla mia giovinezza, quando ho fatto una scelta che andava contro le aspettative del mio tempo e del mio luogo. Come era d’uso all’epoca, specialmente in una società come quella del Sud Italia, la mia famiglia, a cui ero e sono legatissima, immaginava per me un percorso professionale più tradizionale, che mi consentisse una migliore conciliazione con gli impegni familiari. Ma a me quel disegno stava stretto. Ed eccoci qui.

La sua attività si è distinta nel campo dell’innovazione dei materiali per la costruzione e la tutela del patrimonio. Qual è il valore del rapporto tra ricerca applicata, territorio e impresa?

Certamente è un valore rilevante e strategico perché è proprio tale interconnessione che permette di trasformare la ricerca scientifica in innovazione concreta, con un impatto diretto sul territorio e sulle imprese, facilitando lo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate, sostenibili e competitive. Un modello “generativo” di valore che peraltro premia le competenze locali, la sostenibilità e che riduce i rischi legati all’introduzione di innovazioni dirompenti e non sempre adeguate ad accompagnare lo sviluppo di uno specifico territorio, con determinate potenzialità e caratteristiche.

Come immagina l’evoluzione dei programmi formativi dell’Università del Salento all’insegna della transizione ecologica e digitale?

L’approccio deve essere sempre più interdisciplinare e innovativo, per rispondere alle sfide complesse e urgenti del nostro tempo. Non basta più una specializzazione settoriale per affrontare la transizione ecologica e digitale. Dobbiamo formare professionisti con una visione d’insieme, che sappiano integrare in modo sinergico le competenze più disparate. Solo così potremo preparare le future generazioni non solo a comprendere le trasformazioni in atto, ma a guidarle attivamente, creando soluzioni sostenibili e rispondendo alle nuove, concrete esigenze del mercato del lavoro e della società.

In che modo promuoverà la partecipazione e la valorizzazione dei giovani, delle donne e delle diversità nel mondo accademico?

É indispensabile avere una strategia strutturale e, direi, “culturale” che, per ciò che riguarda le donne, deve mirare al superamento degli stereotipi di genere e all’introduzione di misure di riequilibrio negli organi decisionali accademici. Da questo punto di vista, UniSalento non è all’anno zero: abbiamo adottato un bilancio di genere per monitorare i progressi compiuti fino a oggi e previsto sostegno economico ad hoc per le ricercatrici che, con la maternità, hanno difficoltà con il lavoro. In più, UniSalento lavora incessantemente alla promozione di un ambiente inclusivo e plurale con politiche di governance specifiche, come la scelta di formare il personale docente e tecnico amministrativo alla lingua dei segni per una compiuta inclusione delle persone sorde nella comunità accademica.

Quali barriere persistono ancora oggi nel percorso delle donne STEM e quali azioni concrete pensa di realizzare per abbatterle all’interno e all’esterno dell’Ateneo?

Stereotipi di genere, mancanza di modelli femminili di riferimento – che fortunatamente si va attenuando – e sotto-rappresentazione: sono solo alcuni dei problemi da affrontare. Anche se le iscrizioni femminili alle facoltà STEM sono in aumento, la presenza delle donne in ambiti tecnici resta bassa e, secondo Istat, i salari sono mediamente inferiori del 12% rispetto a quelli riconosciuti agli uomini a parità di mansioni. Tuttavia le radici di queste disuguaglianze affondano nell’educazione primaria e familiare, dove bambine e ragazze sono meno incentivate ad avvicinarsi a materie scientifiche e tecnologiche. Di questo siamo consapevoli e in seno all’ateneo l’impegno è massimo per ridurre fino ad abbattere ogni gender gap. La mia elezione è figlia anche di questo impegno.

Qual è il messaggio che vorrebbe lanciare alle giovani studentesse e ricercatrici che aspirano a ruoli di leadership?

Di inseguire i loro sogni con determinazione e senza lasciarsi abbattere dalle difficoltà, con la consapevolezza che non sono sole.

*Avvocato

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