Fondazione Marisa Bellisario

AI SUMMIT DI PARIGI: L’EUROPA IN GRAVE RITARDO

di Paolo Cellini*

L’AI Action Summit di Parigi ha dato evidenza dell’importanza strategica delle tecnologie AI e del suo impatto enorme sugli individui, sulla società e sull’economia.

Tra le moltissime le personalità presenti che hanno portato un contributo:

– Politici: Emmanuel Macron , JD Vance, Ursula von der Leyen, Olaf Scholz, Justin Trudeau.

– Esperti AI: Yoshua Bengio: uno dei “padri fondatori” dell’AI moderna.Geoffrey Hinton, con contributi fondamentali allo sviluppo delle reti neurali; Yann LeCun, famoso per il suo lavoro convoluzionali; Stuart Russell, autore numerosi libri

– CEO: Sam Altman, Open Ai; Sundar Pichai, Google; Dario Amodei, Anthropic.

Due sono stati i temi principali del Summit.

  • Investimenti necessari per finanziare lo sviluppo del AI (sia da parte degli Stati e delle aziende );

Sul tema degli Investimenti, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato nuovi investimenti nel settore dell’AI, con l’obiettivo di posizionare la Francia come leader europeo nel settore. I finanziamenti per 109 miliardi saranno destinati a ricerca e sviluppo, formazione e supporto alle startup del settore AI. La Commissione Europea ha presentato il programma “InvestAI”, un’iniziativa che mira a mobilitare investimenti per 200 miliardi di euro nel settore dell’AI nei prossimi anni. L’obiettivo è creare un “CERN dell’intelligenza artificiale” in Europa, unendo le forze di ricercatori, aziende e istituzioni per promuovere l’innovazione nel settore. Anche altri paesi, come Germania, Italia e Regno Unito, hanno annunciato nuovi investimenti nell’AI. Le grandi aziende tecnologiche USA, come Google, Microsoft, Amazon, Meta, continueranno a investire massicciamente nel settore dell’AI: si stimano circa 300 miliardi di dollari nel 2025. Una parte significativa degli investimenti è destinata a finanziare la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie e applicazioni nel campo dell’AI. In particolare sia Large Language Model, che continuano a registrare progressi tecnologici velocissimi – dalla generazione delle immagini, alla esecuzione automatica di compiti complessi al ragionamento logico – sia i chip con capacità di elaborazioni.

Questi sviluppi richiedono grandissimi capitali (si stima non meno di 5 miliardi di dollari per ogni LLM). Un’altra parte importante degli investimenti viene destinata a costruire e migliorare le infrastrutture necessarie e i chip di nuova generazione per supportare lo sviluppo e l’implementazione dell’AI, come i data center cioè i centri di calcolo. sempre più potenti e le piattaforme di cloud computing. Anche in questo segmento di mercato sono gli USA e le aziende USA ad avere il quasi monopolio sia di mercato che di investimenti. Nel segmento della produzione dei Chip per AI le aziende sono quasi tutte USA: Nvidia (un quasi monopolio al momento), Intel, AMD, Qualcomm. La Cina è presente con Mediatek leader di mercato nel settore dei chip per smartphone.

  • Geopolitica dell’AI: USA e CINA. Europa in grave ritardo

La dominanza delle aziende Usa nell’AI inizia a vedere la competizione di aziende Cinesi molto rilevanti come Baidu, Alibaba, Tencent, DeepSeek, e moltissime Università/Centri di ricerca. Il caso DeepSeek conferma che la Cina è’ uno dei due poli mondiali insieme agli USA. Mentre abbiamo pochi dati disponibili sulla AI in Cina (sugli investimenti, i ricercatori, etc..), i prodotti che vengono rilasciati da queste aziende confermano l’enorme sforzo del paese in questo settore

La concentrazione tecnologica in Usa e Cina desta non poche preoccupazioni sotto diversi aspetti per gli Europei: Sicurezza nazionale, privacy, Etica, dipendenza dall’estero per tecnologie chiave. L’Europa ha preso coscienza della enorme sfida tecnologica e geopolitica e del ritardo accumulato in questi due anni. Gli investimenti enormi da reperire ed i complessi meccanismi decisionali/degli interessi nazionali che la caratterizzano, potrebbero renderla meno competitiva di Usa e Cina con una serie di implicazioni economiche e politiche molto rilevanti. La sfida è chiara: servono piani, budget, allocazione risorse, tempi di decisione molto veloci a livello Europeo. Le risorse nazionali non sono sufficienti.

*Professore di Economia Digitale, Luiss Guido Carli

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