di Francesca Pucci*
Viviamo in un’epoca in cui si parla sempre più di parità, innovazione e crescita inclusiva. Eppure, quando si osservano con attenzione i dati, ci si accorge che tra i principi e la realtà esiste ancora un divario profondo. Un divario che non è solo culturale ma fattuale e misurabile. E che riguarda da vicino il ruolo economico delle donne nel nostro Paese.
C’è un numero che racconta questa distanza meglio di qualunque slogan: 68 miliardi di euro. È il valore del Credit Gender Gap in Italia, secondo l’analisi pubblicata dalla Federazione Autonoma Bancari Italiani (FABI) il 7 marzo 2025. Su un totale di 472 miliardi di euro di finanziamenti concessi alle famiglie, solo 94 miliardi sono stati intestati a donne, contro i 162 destinati agli uomini. I restanti 215 miliardi risultano cointestati, ma questo non garantisce reale autonomia finanziaria.
Si tratta di un dato che non può essere ignorato. L’accesso al credito è la leva fondamentale per fare impresa, avviare un’attività, investire, assumere, innovare. In altre parole: per partecipare a pieno titolo alla vita economica del Paese.
E se alle donne continua a essere concesso meno credito, significa che stiamo ancora tagliando fuori una parte rilevante del potenziale produttivo, creativo e sociale dell’Italia.
È su questo che la Fondazione Marisa Bellisario continua a tenere alta l’attenzione.
Ed è da questo punto che è partito anche l’intervento tenuto lo scorso 9 maggio, durante il talk “Sinergie tra le istituzioni e il mercato a sostegno dell’Innovazione”, organizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro, nell’ambito dell’evento di lancio della Fintech Factory MEF.
Un confronto di grande spessore, che ha visto dialogare istituzioni pubbliche, imprese, startup, realtà associative e soggetti attivi nel mondo dell’innovazione e dei servizi digitali.
Al centro, una sfida tanto urgente quanto strategica: rendere più accessibile e inclusiva la transizione tecnologica in corso, anche per le donne.
Durante l’incontro sono stati presentati i primi due avvisi pubblici del programma Fintech Factory, che rappresentano un passo concreto verso questo obiettivo.
L’iniziativa punta a sostenere lo sviluppo e l’adozione di soluzioni tecnologiche in ambito finanziario, rafforzando la collaborazione tra attori pubblici e privati. Particolare attenzione è rivolta ai settori della cybersicurezza, dei servizi digitali per cittadini e imprese, e all’impiego di tecnologie emergenti applicate al sistema finanziario.
Un elemento di grande valore, spesso trascurato, è che questi progetti non si limitano al sostegno economico, ma prevedono percorsi strutturati di formazione e accompagnamento: strumenti fondamentali per rafforzare le competenze, garantire un accesso più equo all’innovazione e sostenere la crescita delle realtà coinvolte.
Durante l’evento, il termine “accompagnare” è stato evocato più volte. E non è un caso.
Accompagnare significa costruire alleanze, facilitare percorsi, rimuovere ostacoli senza sostituirsi. È un verbo che parla di responsabilità condivisa e di cambiamento paziente, ma deciso.
Un verbo che, come Fondazione, sentiamo profondamente nostro.
Una visione che parla anche alle donne e alle imprese a guida femminile, che troppo spesso restano escluse dai meccanismi di innovazione, digitalizzazione e sviluppo per mancanza di strumenti, risorse o reti di supporto adeguate.
In questo senso, i bandi della Fintech Factory MEF non rappresentano solo un’opportunità finanziaria, ma anche un segnale politico e culturale importante: se vogliamo davvero colmare il divario, dobbiamo iniziare a rimuoverne le cause, una per una.
Le candidature resteranno aperte fino al 20 giugno 2025.
Tutti i dettagli sono disponibili sul sito del MEF – Dipartimento del Tesoro, al seguente link:
👉 https://www.dt.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/trasformazione_digitale/programma_fintech_factory_mef/
* Consulente in comunicazione strategica
