Il Volto delle donne e il Voto delle donne, le donne nell’Arte e le donne in Politica: una Mostra fortemente voluta dalla Fondazione Marisa Bellisario insieme a Fondazione Nilde Iotti e Associazione MetaMorfosi nell’Anniversario dei 70 anni del voto alle donne.

Il Vo(l)to delle donne – dal 1° al 5 dicembre 2016 a Palazzo Montecitorio a Roma – affronta la storia delle donne italiane attraverso due mondi che rappresentano lo specchio di una società e tracciano la Sua evoluzione, apparentemente separati ma intimamente connessi: Politica e Arte. Accostare questi due universi significa ripercorrere un cammino di aspre battaglie e meritate conquiste, di bellezza immortale e di protagonismo sempre cercato, quasi mai concesso e a volte espugnato.

“Arte a parte” è la formula non dichiarata da sempre usata dalla storia dell’arte nei confronti delle artiste: per non parlarne, per dire che non c’erano o, se c’erano, erano appunto “a parte”, di secondo piano. Eppure nel corso dei secoli sono state molte, rilevanti, anche se per lo più dimenticate. Ad accomunarle – da quelle della seconda metà dell’800, sino alle cyberartiste post-contemporanee del web – è il filo rosso di un destino sociale sempre pronto a spingerle nell’invisibilità, ai margini, lontane dal centro. Così come facevano gli artisti uomini che ne ritraevano la bellezza eterea e le dipingevano come madonne intoccabili o strumenti di seduzione. Così come faceva la politica. Insomma, per lungo tempo le donne sono state dimenticate nella storia dell’arte; sono state bei corpi o angeli del focolare nei più celebri dipinti; sono state tenute lontane dai posti in cui le decisioni venivano prese. A scrivere i libri di storia, a esporre le loro opere nei Musei e nelle Chiese, a guidare gli Stati erano sempre gli uomini.

Oggi, fortunatamente, sappiamo che la storia italiana – così come quella mondiale – è anche una storia di donne, protagoniste spesso inconsapevoli e nell’ombra, il cui ruolo nelle conquiste della democrazia e della modernità – così come nell’arte e nella letteratura – è stato trascurato e sottaciuto ma decisivo. E oggi più che mai è importante riconoscere quanto è stato fatto, dar merito alla generosità e determinazione di quelle donne che hanno sfidato regole e convenzioni, affrontato difficoltà e sacrifici e vinto battaglie, sui palchi e nella vita di tutti i giorni, contro regimi autoritari e dentro famiglie e società a misura d’uomo. Dire grazie alle donne della nostra Repubblica, che hanno recepito il mandato di quelle coraggiose figure risorgimentali, meritatamente ricordate nell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Donne che – al di là della diversità di idee e ideologie – nell’unità d’intenti hanno trovato la forza necessaria per raggiungere traguardi che ci rendono un Paese migliore. Come è successo per la Legge sulle quote di genere, un tassello fondamentale nella marcia per la parità. Un passo decisivo costatomi grandi sacrifici ma frutto anche di quella trasversalità – quella capacità di andare oltre le divisioni politiche – e di quell’etica e solidarietà femminili alla base delle più importanti conquiste del Paese.

Il cammino è stato lungo e faticoso, e non è ancora compiuto. Se guardiamo indietro, non possiamo che dar ragione allo storico Eric Hobsbawn quando definisce quella delle donne come “l’unica rivoluzione non fallita di questo secolo: anche se non ancora compiuta”. Cento anni fa le donne non votavano, lavoravano poco e solo per la sopravvivenza, non studiavano, la loro creatività non aveva ancora cittadinanza piena e avevano un labile diritto sulla loro “capacità di procreare”. Oggi tanti progressi sono stati concessi o conquistati, ambiti sono stati espugnati e tanti pregiudizi sconfitti. Ma non bisogna cullarsi né autocelebrarsi. Bisogna guardare avanti, rimboccarsi le maniche e coniugare al futuro i traguardi raggiunti. Perché per la legge sulle quote di genere come per molti altri fronti, i segnali della volontà di fare un passo indietro sono tanti e ci devono tenere in guardia.

Quando ho creato la Fondazione Bellisario, volevo che le giovani donne guardassero a Marisa Bellisario, prima manager che il nostro Paese ricordi, come un esempio di determinazione, volontà, ambizione. Ed è significativo che il percorso della Mostra si concluda proprio con lei, con la donna che ha cambiato l’immaginario del potere femminile in Italia: libera, fiera, indipendente, proiettata verso un futuro di opportunità. In lei, le donne angeliche e le lavoratrici, le seduttrici e i “demoni” dipinte e scolpite dagli uomini negli ultimi cento anni sembrano trovare il compendio della modernità: il suo volto sulla copertina del Time è l’emblema della strada fatta dalle donne in economia e in politica ma anche l’opera moderna di una femminilità che non deve più nascondersi o mortificarsi per meritare rispetto. L’emancipazione femminile è compiuta, nei fatti e nell’iconografia. Con Marisa Bellisario, la memoria non è perduta ma ha “fertilizzato” il presente.

Lo stesso vogliamo fare con questa Mostra: riempirVi gli occhi di bellezza e talento ma soprattutto ricordarVi – e ricordare alle nuove generazioni di donne – quanti sacrifici e intelligenze femminili hanno contribuito a rendere possibile quello che sembrava impossibile.