Mentre nelle società quotate, grazie alla Legge Golfo, si è assistito alla “volata” dal 6% al 23%, nelle restanti aziende italiane, non soggette alla norma, le donne nei board continuano a essere in oche, troppo poche: il 13,8% di Amministratori Delegati, il 15,2% dei membri dei Consigli di Amministrazione e il 6,6% dei Presidenti. I dati emergono da uno studio condotto da Grant Thornton, su database AIDA-Bureau Van Dijk, su 13.133 aziende italiane con fatturato compreso tra 30 e 500 milioni di Euro. Ancor più impietoso il divario territoriale, con un Sud che continua a tener le donne lontane dalle stanze dei bottoni. Il 61% delle donne in CdA, infatti, si trova al Nord, il 34% al Centro, solo il 5% al Sud; Toscana e Umbria le regioni più rosa, ultima la Basilicata.
Le donne membri di Consigli di Amministrazione sono concentrate per il 33% in Lombardia, il 16% in Emilia Romagna e il 12% in Veneto, mentre il Molise si conferma il fanalino di coda con lo 0,04%. Il Piemonte, con l’8,87%, la Toscana, 6,59% e il Lazio, 6,37%, superano la soglia del 5% di donne presenti nei consigli di amministrazione, quota non raggiunta nemmeno dal Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige che si fermano rispettivamente al 2,68% e 2,33%, dati vicini a quello delle Marche al 2,15%. Mentre tra le regioni che registrano al loro interno la più alta percentuale di aziende “rosa” spicca l’Umbria, che guida la classifica con il 18,76% di donne presenti nei cda. Al secondo posto la Toscana, che, tra le sue imprese fa registrare il 17,70% di donne nei consigli di amministrazione. Oltre il 16% di quote rosa in Friuli Venezia Giulia (16,93%), nelle Marche (16,62%) e in Piemonte (16,25%). I cda delle aziende emiliano romagnole fanno registrare una presenza femminile del 15,70%, nel Lazio il 15,05% e in Puglia il 14,97% dato migliore di quello della Lombardia (14,82%). Seguono la Campania (14,21%), Sicilia (13,64%), l’Abruzzo (12,55%), la Liguria con 11,74% e la Valle d’Aosta con 11,39%.
Le donne sono presenti in modo particolare nei consigli di amministrazione di aziende con un fatturato compreso tra 30-100 milioni (che rappresentano circa il 69%): la presenza di quote rosa va mano a mano diminuendo con l’aumentare del fatturato delle aziende.
Guardando alla situazione degli altri Paesi europei quanto a numero di donne in posizioni manageriali, Russia (39%) e Polonia (34%) sono le nazioni con il più alto tasso di presenza femminile, e dove il numero di aziende nelle quali le donne sono assenti è il più basso in assoluto. La situazioni dell’Europa è comunque in costante miglioramento, soprattutto in Paesi come Francia e Spagna, nei quali sono state emanate leggi per favorire la presenza femminile, nonché Svezia mentre fanalino di coda è proprio la Germania, con il 58% delle aziende prive di donne al comando, e che recentemente è corsa ai ripari con norme per garantire una maggiore equità anche ai vertici.
Giappone fanalino di coda
In gran parte dei paesi dell’America latina, come in Argentina e Brasile, la situazione è in costante regressione: nonostante la presenza rilevante delle quote rose in politica, le donne nel mondo delle aziende, che occupino posizioni di rilievo sono in calo del 10% negli ultimi 6 anni. In alcuni paesi dell’Asia quali Indonesia, Cina e Thailandia il trend positivo segnalato lo scorso anno, si è invertito. Agli ultimi posti in classifica in termini di “donne al comando” si conferma il Giappone. Dal report annuale emerge che i settori nei quali la presenza di donne in posizioni dirigenziali è sopra la media globale sono quelli legati ai servizi ( sanità 41%, accoglienza 33%, servizi alla persona incluso il comparto dell’istruzione 41%). Edilizia (18%) e industria mineraria (12%).