L’hanno definita una ristrutturazione in rosa dei posti di comando della Commissione europea, dove le funzionarie sono il 55% degli addetti ai lavori ma solo il 33% di coloro che ricoprono incarichi di dirigente intermedio e alto. Nelle intenzioni della Commissione, da qui a fine legislatura (1 novembre 2019) si dovrà promuovere una maggiore parità a tutti i livelli, iniziando con una mappatura puntuale: dove le donne latitano, dovranno entrare fino a raggiungere la quota prefissata del 40%. L’area d’intervento, però, si ferma ai ruoli di capi unità, posti per l’appunto intermedi e dove attualmente le donne si fermano al 35% (in aumento del 2% rispetto a inizio legislatura, l’1 novembre 2014). Nulla prevede la nuova strategia sui Direttori Generali, che vedono solo il 15% di donne (11 donne su 39 posti). Intanto si stabilisce che la Commissione garantirà controlli periodici sul personale, e imporrà di colmare il gap di genere laddove si dovesse riscontrare. Poi si vedrà.

D’altro canto, sul fronte delle quote la Commissione ha già incassato più di una sconfitta. A livello politico, infatti, Jean-Claude Juncker si era impegnato ad avere almeno undici commissarie nella sua squadra, ma gli Stati membri portarono solo nove candidature femminile facendo fare all’allora candidato Presidente una magra figura. È vero che in quel caso, la responsabilità era dei singoli Stati e non dell’esecutivo comunitario ma tant’è. Lo stesso accadde all’allora Commissario Viviane Reding che nel 2013 era riuscita – dopo una lunga battaglia condotta anche con la Presidente della Fondazione Marisa Bellisario Lella Golfo – a far approvare una proposta di Direttiva che introduceva la quota del 40% di donne nelle grandi società europee. Anche allora intervenne il disaccordo di alcuni Stati e la proposta ha finito per arenarsi in Commissione. Il vero problema, a livello comunitario, sta proprio nel diverso orientamento dei singoli Governi, non tutti sensibili al tema parità e spesso addirittura allergici a quello delle “quote di genere”.

Ora la Commissione ci riprova, ponendosi obiettivi più accessibili, forse per non rischiare un nuovo tonfo…