Di Ornella Del Guasto
Entro maggio Hillary Clinton probabilmente potrà concentrarsi sulle elezioni vere e proprie per la Casa Bianca. Sono ormai definiti i frontrunner dopo il Supermartedì che ha visto trionfare lei in 4 Stati-chiave e Donald Trump addirittura in tutti e 5. Adesso però per Hillary comincia la parte più difficile perché nella gara con il rivale di partito Bernie Sanders, sono affiorati i suoi punti deboli ed un sondaggio ha rivelato che gli elettori democratici ritengono che ha senz’altro la conoscenza e l’esperienza per essere Presidente ma molti sono convinti che non sarà capace di produrre un reale cambiamento, zavorrata dall’inquietudine sociale ed economica. Il trionfo di Trump e la popolarità di Sanders, che stanno terremotando i due grandi partiti, dipendono dal fallimento delle politiche tradizionali nel rispondere alle paure dei cittadini. Un fenomeno speculare a quanto sta avvenendo in Europa dove i popoli esigono l’abbattimento del “palazzo e dei suoi inquilini” per cercare di difendere le loro culture, costumi e tradizioni. È il tentativo emotivamente irrazionale di distruggere le inconcludenti democrazie occidentali che vedono come l’ostacolo al ritorno di un passato felice in cui non esisteva la globalizzazione, l’immigrazione, l’esaltazione religiosa.

Secondo The Washington Post nelle file del partito democratico il crescente interesse tra i giovani per Sanders e per la sua ipotesi di socialismo significa che in generale il malcontento prodotto da decenni di salari stagnanti e di danni causati dalla crisi del 2008 stanno prendendo forma a livello politico e che la prospettiva socialista si alimenta con la rabbia dei molti che pensano che i pignoramenti, la disoccupazione, i debiti non siano più problemi individuali ma esigano soluzioni collettive. Stanno nascendo i “democratici sanderiani”, annota la stampa americana, e anche se Sanders è molto probabilmente fuori dai giochi presidenziali, questo gruppo di americani porterà avanti la sua battaglia all’interno e all’esterno del partito democratico. Non a caso nelle primarie che si sono svolte fino ad ora Bernie Sanders ha avuto molto più consensi di Hillary Clinton tra gli elettori che vanno dai 17 ai 29 anni. La Clinton vede la politica come una guerra di trincea mentre Sanders dice di voler risolvere lo stallo apparentemente insuperabile di un sistema politico che non funziona o funziona solo per fare gli interessi dei ricchi a danno della classe media e operaia e addita i fratelli Koch che, pur repubblicani, non sopportano Trump e hanno deciso di finanziare Hillary. “Sapete chi sono i fratelli Koch – denuncia Sanders – sono la seconda famiglia più ricca d’America che vuole eliminare la previdenza sociale, il salario minimo, l’assistenza sanitaria mentre riempie di soldi i candidati per trasformarli in dipendenti. Contro i privilegiati ci vuole un movimento di massa che muova dal basso. La gente deve ribellarsi e combattere. Questo è il mio programma”. Sanders è convinto che quando le masse saranno unite e forti pretenderanno riforme come la Sanità pubblica, l’istruzione superiore gratuita, lo smembramento delle banche troppo grandi, lo stop al cambiamento climatico attraverso il progressivo abbandono degli idrocarburi.
Finora Sanders ha battuto Hillary Clinton tra i bianchi a basso reddito non laureati riuscendo a creare una coalizione che comprende i progressisti delle città e i moderati poveri delle zone rurali, mentre accusa Barack Obama di aver ceduto a troppi compromessi inutili con il partito repubblicano . Hillary al contrario ha scelto di rivolgersi alle minoranze , ascoltando soprattutto gli afroamericani che sono lo zoccolo duro del partito democratico riuscendo a consolidare la coalizione che ha portato Obama alla presidenza ( e che nel 2008 l’aveva snobbata). Sarà certamente lei la candidata alla Casa Bianca ma dovrà tenere conto che i tempi stanno cambiando, perché per molti versi la scelta etica e politica che la prossima generazione di elettori si troverà davanti sarà quella sulle idee di Trump o di Sanders.