Marisa Bellisario

Marisa nasce nel 1935 a Ceva, un paesino in Provincia
di Cuneo. Laureatasi a Torino in Economia e Commercio, la sua avventura nel mondo delle nuove tecnologie inizia alla divisione elettronica dell’Olivetti. È il 1959 e a riceverla come neo-laureata c’è Franco Tatò che le propone un lavoro a Milano nel mondo dei computer, allora un universo inesplorato e per temerari. È la prima scommessa, la prima di una lunga serie di sfide e intuizioni che, da donna intraprendente, decide di raccogliere. Nel 1963, l’Olivetti si fonde con la Bull ma già nel 1964 tirano venti di crisi. Si decide la cessione della divisione elettronica alla General Electric. Per Marisa Bellisario cominciano i primi scambi internazionali. Nel 1965 si reca per la prima volta a New York e in breve tempo ottiene anche in America il pieno riconoscimento delle sue doti manageriali. Sono il decisionismo, le capacità e competenze, coniugate con l’esperienza maturata a livello internazionale, a renderla indiscussa protagonista della Honeywell. È un’ascesa talmente brillante che, nel gennaio 1979, la manager viene nominata Presidente della Olivetti Corporation of America, carica che mantiene fino all’81, quando torna in Italia per prendere le redini dell’Italtel. In quegli anni l’azienda pubblica vive una fase di acuta regressione: è un colosso di 30 mila addetti che raggruppa 30 aziende elettromeccaniche, obsolete e in grave perdita. In qualità di Amministratore Delegato, Marisa deve compiere scelte coraggiose e lungimiranti. Ha contro i sindacati, scettici sul suo piano di ristrutturazione, mentre la stampa scrive che è stata scelta una donna per rendere più soft la chiusura dell’ intero complesso. L’unico che le dà fiducia è l’allora Ministro delle Partecipazioni Statali Gianni De Michelis. Non sbaglia: Marisa riesce nel miracolo di trasformare un complesso di fabbriche da rottamare in un’azienda elettronica moderna, dinamica e all’avanguardia. Cambia 180 dirigenti su 300, avvia progetti innovativi che suscitano interesse anche negli Stati Uniti e in tre anni riesce nella missione impossibile di riportare il bilancio dell’Italtel in attivo, con un fatturato di 1300 miliardi. Un successo indiscusso che la consegna ai manuali di economia come esempio di ristrutturazione di un’azienda pubblica e le fa guadagnare nell’86 il Premio di manager dell’anno. Una vittoria che però non spiana la strada di Marisa, che dovrà combattere ancora contro radicati pregiudizi. A dimostrarlo è la vicenda della Telit, grande polo italiano delle telecomunicazioni che avrebbe dovuto nascere dalla fusione di Italtel e Telettra, azienda Fiat del settore.

L’accordo salterà per l’ostinazione della Fiat nel negare a Marisa, una donna, l’incarico di Amministratore Delegato. Un brusco arresto per il settore italiano delle telecomunicazioni che con la Telit avrebbe potuto conquistare un posto di primo piano nel panorama internazionale e un ostacolo esemplare di quello che fu e rappresentò la carriera di Marisa Bellisario. Una carriera costruita da sola, rifiutando compromessi e giochi di potere, facili accomodamenti e false soluzioni. Cresciuta e fortificata in un ambiente ricco di personaggi come Adriano Olivetti, Bruno Visentini, Carlo De Benedetti, Romano Prodi e Cesare Romiti, Marisa Bellisario dimostra come una donna, dallo sguardo angelico ma dal pugno di ferro, può essere interprete autentica di un destino vincente.
La sua è la prima carriera, nel nostro Paese, nel mondo delle telecomunicazioni e dell’informatica, che lei vede come il “futuro delle nazioni”; la prima di respiro internazionale, perché è lei stessa a scrivere di “aver scoperto venti anni prima di economisti ed esperti che un’impresa deve essere internazionale”. L’ascesa di Marisa avrebbe certamente raggiunto vette impensabili per una donna se non l’avesse colpita una malattia irreversibile, che la porta via in un afoso pomeriggio del 4 agosto 1988. Finisce così, prematuramente, la storia di una vita, di una donna, di un’imprenditrice, ancora oggi modello di difficili imitazioni.
Marisa, infatti, non è solo la manager “dura ma corretta” come la definisce la stampa internazionale. È anche la donna che rivoluziona l’immagine in grigio degli amministratori delegati con il suo mix esplosivo di fermezza e sensibilità, civetteria e piglio manageriale. Il suo volto, le capigliature ardite, i vestiti alla moda, le copertine dei giornali di tutto il mondo, la rendono popolare come una diva.
Sicura e fiera della propria femminilità, è apprezzata, rispettata e stimata allo stesso tempo da amministratori delegati delle più grandi compagnie internazionali, politici, presidenti della Repubblica e sovrani, sindacati sul piede di guerra, operai e colletti bianchi. E nella sua vita rimane un posto privilegiato per gli affetti: il marito Lionello Cantoni, i cani e gatti, sua autentica passione, che ritrova nel rifugio della sua amata villa sulle colline torinesi. Marisa Bellisario lascia un segno su tutti, anche e soprattutto sulle donne. Per loro, rappresenta un esempio nuovo e diverso, che indica la strada. “Sono sola e parto da zero: è la mia vocazione”, scrive a proposito di una delle sue nuove avventure manageriali. Il messaggio che lancia è che ogni donna, se determinata e coraggiosa, in grado di osare e inseguire le proprie ambizioni, può raggiungere qualsiasi traguardo, nella vita come nel lavoro.
Nel suo libro autobiografico esprime il rammarico per non aver fatto di più per le donne:“Non ho vissuto da protagonista il femminismo nei suoi anni più caldi”, dirà. In realtà, quando arriva all’Italtel le laureate sono solo il 5% e dopo pochi anni, grazie a lei, saranno il 27%. Decide, inoltre, di far parte della Commissione Nazionale per la parità tra uomo e donna, istituita nell’84 dall’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi e presieduta da Elena Marinucci. Sceglie per sé la Presidenza della sezione per le nuove tecnologie, lasciando un documento in cui invita a studiare, ricercare, innovare perché, dice, “la tecnologia è il migliore alleato che la donna abbia mai avuto”. Ma soprattutto, Marisa Bellisario dimostra nei fatti come con il lavoro, i sacrifici e la fiducia in se stesse, si possa arrivare dovunque si vuole. Schietta e realista com’è, non promette strade in discesa. “Per una donna fare carriera è più difficile ma è più divertente”, scrive. Nel suo modello di vita e di lavoro non c’è posto per differenze di sesso ma di valori e in questo modo riesce a sublimare l’idea di parità.
E sarà il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ad affermare che “… il suo impegno è per la storia femminile un simbolo dell’affermazione della parità tra uomo e donna”.