
La II Edizione, l’anno successivo, vede un grande concerto al Palatrussardi di Milano. Il Premio Internazionale è consegnato a Elena Sacharova che dice: “La femminilità è il più grande coraggio”.
Il Premio Marisa Bellisario diventa un evento seguito da stampa e televisione. Gli inviti sono contesi. La Mela d’Oro ambita, spesso sognata.
Rivedo, con la tenerezza della memoria, i primi giorni affannosi. Le cento porte bussate, l’ansia di una risposta, i conti che si allungano sempre alla voce della spesa, l’avvilimento di un diniego, il senso di trionfo quando la seconda rete Rai accetta di trasmettere la manifestazione in seconda serata. Mi sorreggeva la convinzione di fare la cosa più giusta, la certezza di perpetuare il ricordo di Marisa attraverso un’iniziativa utile, viva, proficua, capace di spronare centinaia di ragazze allo studio, all’impegno, al successo.
Contavo sullo spirito di emulazione e questo non mi ha mai tradita.
Ogni premio ha una sua storia, un duro lavoro, un tormento. Come far rivivere in poche righe le emozioni di tanti anni? La bocca asciutta prima di prendere la parola per aprire la manifestazione; il rossore che mi saliva alle guance quando scrosciavano gli applausi. Perché il Premio Marisa Bellisario è una manifestazione avvincente, ogni anno ricca di sorprese. Presentare donne eccellenti che hanno vinto la loro scommessa con la vita è già entusiasmante. Sono le medaglie d’oro delle Olimpiadi della civiltà. Aggiungi le personalità che affollano il tavolo della Presidenza, donne e uomini della politica, della scienza, della cultura e un animato dibattito su una nostra ricerca che ha puntualmente accompagnato ogni anno l’edizione del Premio.
Le cento altre attività accanto al Premio: l’Aquilone, la collana dei libri della Fondazione, ricca ogni anno di un nuovo volume; i corsi di formazione; gli incontri, i seminari di studio, le proposte di legge tra cui quella, recente, per un’Authority delle Pari Opportunità; “Le Protagoniste”, un notiziario mensile di informazione sulle nostre attività; le mostre, come quella bellissima “Le donne al tempo del giubileo”; l’Annuario delle Imprenditrici e delle Artigiane Italiane, documentari, un notiziario on line “Le Protagoniste”, notizie internazionali e, dal 2000, “Donna, Economia & Potere” un appuntamento annuale della Fondazione, un seminario internazionale per approfondire i temi dell’attualità economica e politica con il contributo delle migliori esperienze femminili, le centinaia di incontri e manifestazioni in tutta Italia.
Lasciatemi ricordare a parte il 1996 quando, trasformatami in architetto, ho rimesso a nuovo lo studio del grande Canova e ne ho fatto la degna sede della Fondazione per molti anni. Erano ambienti abbandonati, al centro di Roma, con porte e finestre a pezzi, senza illuminazione, pieni di muffa. Vi ho poi ricevuto ministri, grandi imprenditori, manager pubblici e privati, ambasciatori, personalità estere. Dal 2006 la sede della Fondazione è in Piazza Verdi 8, quartiere prestigioso della capitale.
Tra le tante attività della Fondazione, quella che più solletica il mio orgoglio è l’intensa attività internazionale. Marisa Bellisario si vantava di aver scoperto vent’anni prima di economisti ed esperti che “un’impresa deve essere internazionale”. Queste parole mi erano rimaste scolpite nella mente e ho cercato di farne tesoro. Oggi, la Mela d’Oro è sul tavolo di lavoro di molti Capi di Stato europei di sesso femminile eletti all’alta carica dopo il 1989 e di 380 talenti femminili italiani. La prima missione internazionale della Fondazione è del 1995 quando guido in Cina una delegazione di imprenditrici italiane. Oggi, in Cina, c’è un grande lago, il Thian Mu, la “Perla della Cina del sud”, intitolato a Marisa Bellisario.
Il 1998 è l’anno dell’India. A Bangalore c’è Suor Nancy Pereira, il banchiere dei poveri. Ha una scuola dove insegna un po’ di cultura e un mestiere; a famiglie volenterose presta piccole somme per comprare attrezzi da artigiano. Porto a Bangalore medicinali e tremila capi di vestiario per bambini offerti da imprese italiane, raccogliamo fondi per costruire una scuola elementare per bambini abbandonati. Più di duemila sono le adozioni a distanza.
Nel 1999 porto a Tirana due tir carichi di generi di prima necessità per i profughi del Kosovo.
Nel 2001 l’Afghanistan, un progetto di formazione con borse di studio per cento donne afghane, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri. All’ILO di Torino, partner del progetto, ne arriveranno più di cento che completeranno la formazione in aziende di imprenditrici italiane nostre associate. Parto per Kabul e porto con me la somma necessaria per la costruzione dello “Shelter Marisa Bellisario” per le donne che fuggono vittime di violenza domestica. Il rapporto con l’Afghanistan si consolida e l’impegno aumenta, nel 2005 abbiamo presentato al Ministero degli Affari Esteri un altro progetto per la cooperazione nel settore tessile (lavorazione del pelo di cammello). Tempi lunghi, ma anche questo progetto lo realizzeremo.
Nel 2002, in collaborazione con la Regione Calabria, realizzo quattordici borse di studio per altrettante ragazze argentine di origine calabrese che trascorrono sei mesi a Reggio Calabria imparando l’italiano, nozioni di business, marketing e gestione d’impresa.
L’anno seguente sono in Palestina da Suor Sophie Boudrie che accoglie nel suo orfanotrofio bambini abbandonati dalla nascita ai cinque anni. Il contributo della Fondazione consentirà di ingrandire la sala parto e la nursery.
Nel 2004 la Fondazione è inclusa nel “Global Compact” voluto dal Presidente dell’Onu Kofi Annan per sensibilizzare le imprese sulla responsabilità sociale: un ruolo importante che farà della Fondazione l’apripista all’adesione delle maggiori associazioni imprenditoriali femminili. Devo parlare ancora del Rwanda, un modello di microcredito per la formazione di piccole imprenditorialità femminili realizzate nel villaggio di Kabuye dove è sorta una bella impresa agricola e un allevamento di maiali. Per Capo Verde e Palestina, abbiamo presentato al Ministero un progetto di valorizzazione dell’artigianato locale.
Mi sono dilungata perché questa attività internazionale è il mio vanto. Ho sempre cercato di non fare elemosine, ma aiutare a fare, a costruire, a insegnare il lavoro e la dignità; e ne sono fiera. Ho avuto collaboratrici e collaboratori molto bravi che ringrazio. Un grazie allo Studio Grafico di Ettore Vitale che ha curato la nostra immagine.
Un ringraziamento particolare a Confindustria, a “Il Sole 24 Ore”e a tutte le Aziende che ci hanno sostenuto. Alle tantissime infaticabili e fedeli amiche della Fondazione, il mio grazie di cuore. Dopo vent’anni la Fondazione Marisa Bellisario è un Istituto autorevole, capace di portare le ragioni delle donne al centro del dibattito pubblico e di incidere sulle scelte della politica, dell’economia, della società. Siamo partiti quando le donne imprenditrici erano il due per cento e le dirigenti il sei per cento. Oggi due donne siedono ai vertici della Confindustria e molte nei CdA di aziende importanti, ma i progressi nell’ambito della società sono ben più lenti.
Da anni si parla di impresa orizzontale e non più verticale, della necessità di una dirigenza femminile, dell’opportunità di immettere, nella vita aziendale, valori tipici della donna come la forte moralità, l‘equilibrio, il senso di giustizia, la partecipazione e la dedizione.
Ma il cammino è lento, infinitamente più lento delle nostre attese. Perciò continueremo a premiare nuovi talenti femminili, festeggeremo altri anniversari, venticinque anni, trenta, trentacinque e ancora di più... ci arresteremo solo quando ogni potere e ogni responsabilità saranno davvero divisi paritariamente tra uomini e donne. E sarà un tempo meraviglioso.
Un giorno felice per la Fondazione e per me è il 21 novembre 2008, quando in Parlamento, nella Sala della Lupa, alla presenza del Presidente della Camera Gianfranco Fini, celebreremo i nostri vent’anni con il documentario “Marisa Bellisario, icona di modernità”.
Questa manifestazione è un atto di riconoscimento che onora tutte le donne italiane. Ringraziamo tutti per aver creduto in me, in noi.
Lella Golfo
Presidente della Fondazione
Marisa Bellisario