Di Ornella Del Guasto
“Non è un leader carismatico, scrive The Spectator per definire la signora a cui gli inglesi hanno affidato la difficile gestione dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE, “ma è intelligente, tenace e ostile alle ideologie”. Theresa May non ha mai fatto parte della gioventù privilegiata nè di circoli politici esclusivi ma è stata scelta dai Tories per la sua determinazione e per essere riuscita a mantenere la calma mentre tutti la perdevano. Quando è stata nominata con pacatezza ha discusso con i conservatori la direzione da dare al paese e come avrebbe gestito la Brexit.

La sua carriera è stata molto diversa da quella di Cameron e Tony Blair: proviene da un semplice Consiglio comunale, è entrata nel Parlamento a 40 anni non come loro a 30 anni e ci ha messo 19 anni per passare dal seggio alla Camera dei Comuni allo scranno di Primo Ministro rispetto ai 9 anni impiegati da Cameron e ai 14 di Blair. E’ diversa anche come classe sociale, era una semplice ragazza da liceo di provincia e anche se è vero che è andata a Oxford e che è sposata con un altro studente delle prestigiosa università,non ha mai appartenuto a gruppi di potere e, a differenza dei suoi predecessori, non ha un un clan, neppure di simpatizzanti. Però conta su una squadra di collaboratori fedelissimi che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua candidatura (due di loro erano strenui difensori del “leave”). Ha le idee chiare ma sulle maggiori questioni cerca di scoprire le carte il meno possibile. Alla guida del ministero dell’Interno si è distinta per i suoi interventi sulle questioni della sicurezza e dell’ordine pubblico mentre non si conoscono bene le sue posizioni in economia, nonostante sia molto più qualificata di altri dato che ha cominciato al sua vita professionale alla Banca di Inghilterra.
E’ descritta come prudente ma intanto al ministero dell’Interno,dopo aver raccolto le lamentele dei giovani che venivano in continuazione fermati senza motivo, ha accusato la polizia di abuso di potere come non aveva osato fare alcuno dei suoi predecessori. Rispetto a Cameron e a Blair è il tipo di politico poco propenso a corteggiare l’élite di Davos, che sia Bildeberg, Trilateral o Aspen mentre, scrive la sua autobiografia, il suo eroe dell’infanzia è stato il celebre giocatore di cricket Geoffrey Boycott a cui ha cercato, senza successo, di far conferire il titolo di baronetto. “ La May assomiglia più a Gordon Brown che a Blair “ dice un sostenitore. Al Ministero dell’Interno teneva tutto sotto controllo tanto che alcuni sottosegretari la consideravano un po’ oppressiva, per cui alla guida del partito ha cercato di rassicurare i colleghi promettendo uno stile più collegiale ma bisognerà vedere se sarà capace di cambiare, Comunque una maggiore libertà di manovra dovrà per forza concederla ai ministri che operano nell’area relativa ai nuovi accordi commerciali, perché è fondamentale che, una volta uscito dall’Unione, il Regno Unito sia in condizione di stringere il maggior numero di accordi commerciali anche per dare il segnale che vuole restare aperto al mondo e cercare di attirare quanti più possibile investimenti. Inoltre il referendum ha mostrato la drammatica frattura tra Londra che votato per restare nell’Unione e il resto del paese, perché gran parte dei voti per il “leave” è dipesa dalla convinzione che le regioni periferiche siano abbandonate a se stesse. Per questo la May ha già dichiarato che la priorità sarà quella di aiutare le parti del paese che si sentono emarginate. Se fa sul serio uno dei problemi che dovrà affrontare subito è la qualità delle scuole in queste regioni, dove larga parte di studenti frequenta scuole che non soddisfano gli standard ,contribuendo a perpetuare le diseguaglianze. Il partito conservatore ha scelto Theresa May perché la vede capace di offrire stabilità e fermezza in un’epoca di grandi incertezze e non è detto però che poi non si riveli una leader capace di introdurre grandi cambiamenti.