È spesso accusata di tecnocrazia, di anteporre i numeri alle persone, i bilanci alle povertà, i conti alle famiglie. Ma spesso è anche vero che Ue e Bruxelles fungono da capro espiratorio di una mancanza di volontà politica da parte dei singoli Stati, che in materia di welfare hanno competenza pressoché esclusiva.
Adesso l’Europa ci prova, o meglio riprova, e oggi la Commissione fa un importante passo in avanti per l’istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali, con l’obiettivo di realizzare un’economia competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Il pilastro stabilisce 20 principi e diritti fondamentali per sostenere il buon funzionamento e l’equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. I principi e diritti sanciti dal pilastro sono articolati in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione e inclusione sociali.

Tra le principali novità ci sarebbe, per esempio, il diritto di congedo per non meno di 10 giorni lavorativi, quando nasce un figlio e per la prima volta si accenna anche a un congedo di 5 giorni l’anno per chi assiste un parente diretto, malato o disabile. Inoltre, la Commissione Ue punta a lanciare due consultazioni pubbliche con le parti sociali, sull’ammodernamento delle norme sui contratti di lavoro e sull’accesso alla protezione sociale, con l’obiettivo di individuare definire nuovi meccanismi di protezione per i precari e lavoratori atipici e una riconversione delle competenze di chi perde il posto di lavoro.
«Ho cercato di conferire alle priorità sociali l’importanza che meritano in Europa» ha sottolineato, ieri, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.
Assicurare il rispetto dei principi e dei diritti definiti nel pilastro europeo dei diritti sociali è responsabilità congiunta degli Stati membri, istituzioni dell’UE e parti sociali e di altri soggetti interessati. Le istituzioni europee aiuteranno a definire il quadro e preparare la strada per l’attuazione del pilastro, nel rispetto delle competenze e delle tradizioni di dialogo degli Stati membri. Saranno necessarie ulteriori iniziative legislative affinché alcuni principi e diritti compresi nel pilastro divengano effettivi e, ove necessario, la legislazione dell’UE vigente sarà aggiornata, integrata e applicata più efficacemente.
In conclusione, l’intenzione è non solo buona ma foriera di importanti novità, ora spetta ai singoli Paesi membri non vanificarla. Che significa in sostanza decidere dove fermare l’iniziativa europea. Si tratta di decidere se ridimensionare quel (poco) di dimensione sociale che Bruxelles può dettare o spingere l’acceleratore e provare a coordinare le proprie politiche. Al rialzo.