La tradizione vuole che siano gli uomini a portare la bara ma quella di Farkhunda, la ragazza di 27 anni linciata e poi bruciata vicino a una moschea da una folla inferocita che la accusava ingiustamente di avere oltraggiato copie del Corano, era sulle spalle delle donne afghane: un’immagine potente, senza precedenti. «Era una figlia dell’Afghanistan, ieri è toccato a lei, domani toccherà a noi!», hanno gridato. E poi: «Allahu Akbar», Dio è grande — proprio come aveva fatto la folla che giovedì scorso ha picchiato a morte la ragazza ventisettenne, con l’accusa (peraltro falsa) di aver bruciato una copia del Corano. Una protesta che ricorda i funerali della studentessa Özgecan Aslan, stuprata, uccisa e data alle fiamme un mese fa in Turchia. Allora le donne turche (sfidando l’opposizione dell’imam locale) vollero trasportare la bara: «Nessun uomo deve più toccarla».
Militanti per i diritti umani afghani sono scesi in piazza ieri a Kabul ed Herat City (Afghanistan occidentale) chiedendo “giustizia per Farkhunda”. In entrambe le manifestazioni, riferisce il portale di notizie Khaama Press, i partecipanti hanno chiesto a gran voce al governo di punire severamente gli autori del delitto ed hanno mostrato cartelli con la foto della donna con il volto coperto di sangue poco prima di essere uccisa. Intanto Amnesty International ha diramato un comunicato in cui sollecita il governo di unità nazionale a far processare sia le persone coinvolte nell’omicidio sia gli agenti della polizia che hanno assistito ad esso senza intervenire.
C’è tanta rabbia anche contro la polizia afghana, che è rimasta a guardare mentre la ragazza, laureata in studi religiosi — dopo una disputa per strada con alcuni venditori di amuleti — veniva presa a calci e a bastonate, e poi ormai senza vita data alle fiamme. Il presidente Ashraf Ghani ha risposto con un’inchiesta (13 arresti) ma anche dicendo che le forze di sicurezza sono troppo impegnate dai talebani per mantenere l’ordine cittadino. Le attiviste replicano però che nel nuovo Afghanistan troppo poco è cambiato. Nonostante l’accesso all’istruzione e a diversi ambiti della vita pubblica, l’87% delle donne continua a subire violenze. Alcuni uomini le appoggiano: una catena di decine di afghani circondava ieri la loro processione.