Di Ornella Del Guasto
La legge Golfo sulle “quote rosa” nei Cda ha davvero fatto la differenza nel panorama economico in Italia! Lo ammette persino il (sempre critico) Financial Times nell’illustrare lo studio del Pearson Institute for International Economics di Washington che ha esaminato 21.980 imprese in 91 Paesi. Il risultato sorprendente riguarda l’Italia dal monitoraggio di 196 aziende: secondo i ricercatori americani e britannici le imprese italiane dove il 30% del board è rosa hanno guadagnato il 6% della quota di utile netto. E non basta: l’Italia ha conquistato il podio tra i Paesi con la più alta partecipazione delle manager nei board delle quotate, dietro solo a Norvegia e Lettonia. I dati sono del 2014 perché nei mesi successivi sono ulteriormente migliorati (a giugno la presenza femminile aveva raggiunto il 27,6%) . Se si pensa che nel 2011 le donne nei Cda erano appena il 7,4% il nostro Paese ha fatto un balzo straordinario arrivando alla doppia cifra, tanto più rilevante rispetto a Germania e Olanda che hanno la partecipazione femminile al vertice soltanto al 6%. Gli economisti sono stati costretti ad ammettere che le donne quando arrivano al top migliorano il conto economico delle loro imprese perché, consapevoli di esser sotto ininterrotto giudizio, danno sempre il massimo, lavorano di più, sono più preparate e come dimostra l’esperienza, sono in larga parte impermeabili alla corruzione. Insomma vogliono dimostrare di essersi meritato il posto che a loro è stato dato grazie a una legge. Purtroppo però non si può dimenticare che la legge che le protegge esaurirà il suo effetto nel 2022 perché le “quote rosa” sono imposte solo per 3 rinnovi di board e per questo nella società e nell’industria bisogna rapidamente creare le condizioni necessarie affinché le donne crescano tra quadri e dirigenti e impedire che tra qualche anno arretrino nei Cda. Quello che ancora non funziona è il tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro nonostante OCSE, FMI e le altre Organizzazioni Internazionali riconoscano ufficialmente come più donne al lavoro significhi più ricchezza per il Paese. Intanto per ora in Italia, commenta il Corriere della Sera, la legge sulle “quote rosa” nel soffitto di cristallo ha aperto un’ampia fessura!