«Molte donne conoscono questo soffitto di cristallo con il quale si scontrano. Oggi, a questo Congresso, si infrange il tetto di cristallo nell’Spd e resterà aperto». Con queste parole Andrea Nahles si è presentata ai delegati nel suo primo discorso da leader dell’Spd. La prima donna eletta Presidente del Partito socialdemocratico nei suoi 155 anni di storia, non ha nascosto la delusione del risultato. Per lei, infatti, ha votato il 66,35% dei circa 660 delegati riuniti per il Congresso straordinario convocato dopo le dimissioni di Martin Schulz. Un risultato che sconta la novità rappresentata dall’altra candidata, Simone Lange, 41enne sindaca di Flensburg, che le ha rubato 172 voti. Ma un risultato che parla di un partito in crisi e della sfida lanciata, ancora una volta a una donna.

Candidata di punta, data chiaramente per vincente, all’ex ministra del Lavoro spetta da oggi il compito complesso di ricompattare i socialdemocratici tedeschi, logorati da mesi difficilissimi, usciti dalle ultime elezioni con il minimo storico del 20.5% e inchiodati al 18% dei recenti sondaggi. È stata lei al congresso di gennaio a convincere i delegati a iniziare le trattative per la nuova odiata Grosse Koalition, consapevole che la situazione del Paese, da sei mesi senza governo, la obbligava a una scelta pragmatica. E sempre lei, a Marzo, a far approvare un discorso appassionato e veemente il patto con i cristianodemocratici di Angela Merkel, con i due terzi dei voti, gli stessi che l’hanno portata alla guida dell’Spd. E nel suo discorso, Nahles ha ricordato la difficile strada percorsa, assicurando che «si può rinnovare un partito anche dal governo e lo dimostrerò a partire da domani».

Il padre capomastro edile la madre casalinga, Andrea cresce a Mending, cittadina di provincia del Rheinland Pfalz, in una famiglia cattolica e lei stessa non si fa problema a ribadire che senza la chiesa non sarebbe mai entrata nell’Spd. E’ stata a lungo leader dell’ala di sinistra dell’Spd e una delle più testarde oppositrici alle riforme di Gerhard Schröder. E probabilmente all’epoca faceva parte del gruppo che tramava un putsch contro il cancelliere del “si fa così e basta” e che spinse Schröder nel 2005 a farsi sfiduciare per tornare alle urne. Nahles è da sempre personaggio ammirato e al tempo stesso inviso ai suoi colleghi, soprattutto per i suoi modi a volte da barricadera. Ma se in pubblico, quando parla alla gente, è solita a usare il linguaggio della pancia, quando poi si tratta di lavorare è una che va a testa basta dritta alla meta.

Basta vedere il lavoro fatto durante la passata legislatura quando era ministro del Lavoro. Se la Germania ha ora la legge sul salario minimo è innanzitutto merito suo, era uno dei punti del precedente programma di coalizione e lei non ha mai mollato la presa, finché non l’ha portata a casa. Stesso discorso per la l’integrazione previdenziale per le donne rimaste a casa ad allevare i figli e per la pensione a 63 anni. Certamente tutti risultati che alle ultime elezioni non hanno fatto guadagnare voti al partito, sempre troppo schiacciato dall’ombra di Merkel, ma che hanno migliorato il sistema di welfare tedesco.

Come sempre, spetta a una donna costruire dalle macerie ma la nuova Presidente sembra avere spalle forti e voler prendere a tempo debito le redini della donna più potente della Germania, Angela Merkel, con cui ha non pochi punti in comune. Nel giornaletto scolastico, ai tempi della licenza liceale, la 47enne Nahles alla domanda “che cosa vuoi fare nella tua vita” aveva risposto «la casalinga o la cancelliera». Mancano tre anni alle promesse dimissioni della Merkel e certo la nuova leader dell’Spd ha dimostrato fin qui di essere una che non molla, una vera lottatrice.

Per i prossimi mille giorni la Germania sarà guidata da una coppia di donne, giunte al comando non perché scelte da uomini ma nonostante gli uomini.