Si apre oggi l’Assemblea plenaria del Pontificio consiglio della Cultura voluta dal cardinale Ravasi, noto teologo, ex Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano, ora presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. «Culture femminili tra uguaglianza e differenza» è il titolo di quattro giorni di lavori: apertura pubblica al teatro Argentina questo pomeriggio alle 15.30 e chiusura all’udienza di sabato di Papa Francesco al Palazzo Apostolico. Un’iniziativa coerente con i molti segnali lanciati dal Papa. Sin dai suoi primi passi da Vescovo di Roma, Bergoglio ha sollecitato l’attenzione sul ruolo della donna fuori e dentro la Chiesa, annunciando un percorso di «approfondimento teologale». Il cardinale Ryłko aveva detto «sta lavorando in questa direzione con molte donne esperte di varie materie». Più di recente, Francesco è tornato ad auspicare la presenza delle donne «nei luoghi dove si decide» e indicato, tra altre cose, la via di una genitorialità e di una maternità responsabile.

La Plenaria è composta da 19 cardinali, tra cui gli arcivescovi di Milano, Angelo Scola, e di Firenze, Giuseppe Betori, 10 vescovi, tra cui Rino Fisichella e Bruno Forte, un presbitero e due laici, e si riunisce, di solito ogni due anni, per discutere temi legati alle tematiche sociali. Ultimati i lavori, la Plenaria redige un documento con le indicazioni pastorali utili a calare la dottrina della Chiesa nelle nuove realtà del mondo contemporaneo. La precedente si era occupata delle culture giovanili, questa volta tocca “all’altra metà del cielo”.
La traccia dei lavori proposta da Ravasi all’Assemblea si apre con le parole di Edith Stein, ebrea convertita al cattolicesimo e vittima dei lager nazisti: «Sono convinta che la specie umana si sviluppa come specie doppia: uomo e donna. Che l’essenza dell’essere umano si manifesta in un duplice modo e che l’intera struttura dell’essere mette in evidenza questa specifica impronta».
Per articolare meglio l’argomento proposto, Ravasi lo ha poi suddiviso in quattro temi:
1 Tra uguaglianza e differenza: alla ricerca di un equilibrio.
2 La “generatività” come codice simbolico.
3 Il corpo femminile: tra cultura e biologia.
4 Le donne e la religione: fuga o nuove forme di partecipazione alla vita della Chiesa?
Il documento spiega che l’espressione Culture femminili non viene usata per rimarcare le differenze con quelle maschili, ma per sottolineare piuttosto l’esistenza di uno sguardo specifico delle donne sulla vita, sul mondo, su tutto ciò che ci circonda.

Alcune professioniste attive in diverse aree della società civile, tra cui la giornalista Monica Maggioni, la psicologa Maria Rita Parsi, l’attrice Nancy Brilli, hanno coordinato la raccolta di migliaia di testimonianze di donne da tutto il mondo attraverso l’ashtag #LifeofWomen. Quelle più significative sono diventate un documento visivo che verrà presentato oggi al Teatro Argentina di Roma in coincidenza con l’apertura dei lavori della Plenaria. Risposte dal mondo cattolico, dall’associazionismo, ma non solo. Tante voci su problemi concreti, esperienze di vita, situazioni vissute nel contesto di una femminilità ancora lontana dall’essere una condizione priva di pregiudizi. Molte testimonianze, anche con argomenti forti, toccano infatti i temi più sensibili della morale cristiana, in particolare dove le donne sono protagoniste: l’inizio della vita, il concepimento, l’aborto, la maternità responsabile. Molto rilevanti anche gli appelli venuti da gruppi di donne come, per esempio, dal Coordinamento Teologhe Italiane. Dice Marinella Perroni, docente in un ateneo pontificio: «Vorremmo che nella Chiesa non si parli delle donne, ma che si ascoltino le donne. Vogliamo che quello che noi siamo diventi patrimonio comune».
Le fa eco Maria Cristina Bartolomei, docente di Filosofia delle religioni alla Statale di Milano, riprendendo il concetto di Edith Stein: «Essere donna è una delle due modalità in cui si è un essere umano. Non è un “però”, una condizione più particolare di quella di un uomo rispetto alla comune umanità. È diventata tale in una cultura androcentrica e patriarcale. E ancora lo resta, soprattutto sul piano simbolico. Le donne chiedono di essere con-soggetto insieme agli uomini nel dare forma al mondo e, per le credenti, alla Chiesa».
Richard Rouse, responsabile comunicazione del dicastero del card. Ravasi, conferma la grande ricchezza dei contributi che sono arrivati al coordinamento della Consulta Femminile e sottolinea la grande concretezza delle testimonianze postate su #LifeofWomen. A volte anche con posizioni estreme come quella di chi definisce le pratiche di chirurgia estetica un “burka della carne”. Altre, invece estremamente “femminili” come quella di Michelle, 65 anni, europea, una delle prime donne a laurearsi in fisica e primo rettore donna di università del suo paese nonché membro di importanti associazioni accademiche. A un convegno scientifico il moderatore le chiede quale preferisca tra i tanti titoli che ha conseguito e Michelle sorprende tutti con la sua risposta: «Il titolo che preferisco è nonna e vorrei farlo più spesso di quanto riesca». La domanda successiva è: un uomo avrebbe risposto allo stesso modo?