C’è un pezzo di Jobs act di cui sulla stampa non si parla. L’ha fatto oggi Rita Querzè sul Corriere della Sera. È un pezzo importante, che potrebbe avere un impatto significativo sul quotidiano di tante famiglie e di tante donne lavoratrici.
Si tratta del decreto legislativo numero 80 del 2015. All’articolo 25 veniva introdotto in via sperimentale per il triennio 2016, 2017 e 2018 un fondo per incentivare gli accordi tra sindacati e aziende in materia di conciliazione famiglia-lavoro. In tutto si parla di un centinaio di milioni di euro. Il problema è che i fondi destinati alla spesa nel 2016 non sono mai stati utilizzati. E ora rischiano di andare persi. O, meglio, di essere destinati ad altri capitoli di spesa. A meno che il governo non metta nero su bianco il loro recupero nel 2017 e 2018.
Basta poco, si dirà. In realtà non è così semplice. Ammesso che questa decisione venga presa (siamo sulla strada giusta, sindacato confederale e ministero del Lavoro ne hanno già parlato) l’articolo 25 in questione rende necessario un decreto del ministro del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia, per stabilire le modalità di utilizzo delle risorse. In più la legge impone la presenza di una cabina di regia di cui fanno parte tre rappresentanti designati dal presidente del Consiglio o dai ministri delegati per la Famiglia, l’Economia e il Lavoro. La prima riunione c’è già stata. Ma senza il decreto interministeriale di questo passo potrebbe passare inutilmente anche tutto il 2017. E sarebbe davvero un peccato.