Già da decenni all´avanguardia nelle politiche di gender equality, l’Islanda è da ieri il primo Paese al mondo dove è in vigore una legislazione che obbliga tutti i datori di lavoro privati e pubblici a provare che donne e uomini ricevono la stessa retribuzione a parità di qualifica. La legge, approvata poche settimane fa dal Parlamento, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed è quindi operativa a tutti gli effetti. E non si tratta di raccomandazioni ma di un obbligo stringente sulla cui ottemperanza vigilerà la polizia, la tributaria e al limite anche lo Squadrone vichingo, il reparto scelto delle forze dell´ordine.

I datori di lavoro saranno sottoposti a controlli e dovranno anche di loro iniziativa fornire documentazione sufficiente per ottenere la certificazione ufficiale di azienda o istituzione che davvero rispetta la parità retributiva tra gender. Controlli e richiesta di certificazioni inizieranno l´anno prossimo, e verranno completate entro il 2022.
“Siamo decisi ad abbattere le ultime barriere retributive legate al gender in ogni posto di lavoro”, afferma citato dal New York Times il ministro degli Affari sociali e dell´uguaglianza, Thorstein Viglundsson, “la Storia ha mostrato che a volte se vuoi il progresso sei costretto a imporlo dall´alto contro chi vi si oppone”.
Brinda al successo Frida Ros Valdimarsdottir, che da anni guida il particolare tipo di sciopero di protesta per cui le donne, compatte, da un capo all’altro dell’isola (330mila abitanti) lasciavano la loro postazione di lavoro circa due ore e mezza prima della fine dell´orario lavorativo quotidiano, tempo che grosso modo era calcolato come l´equivalente della differenza retributiva a pari qualifica a vantaggio dei colleghi maschi.
Unica voce (debolmente) dissonante è quella della Confindustria locale che, per bocca del suo direttore afferma che “Le aziende dovrebbero fare di piú per le donne nel loro interesse ma non obbligate per legge”.
L´Islanda già oggi è ai vertici nelle classifiche mondiali della gender equality. Metà dei ministri sono donne, le leggi sulle quote di genere ci sono e funzionano a pieno regime, è stato il primo Paese al mondo ad avere un capo dello Stato donna, Vigdis Finnbogadottir, e massiccia è la presenza di talenti femminili nel mondo accademico e nella letteratura. A dimostrare che la presenza delle donne ai vertici conta, l’Islanda è anche il Paese dove ben l’80% delle donne ha un lavoro. il tassello mancante era proprio sul versante economico, dove le differenze retributive restano tra il 14 e il 20% a vantaggio degli uomini. E le donne hanno meno potere economico degli uomini.