di Olga Urbani*

Non riesco a pensare ad altro che alle difficoltà, ormai da mesi. Molteplici sono gli aspetti su cui potrei soffermarmi come la vertiginosa diminuzione dei fatturati, lo sconforto dei ristoratori con i quali siamo ogni giorno in contatto in tutto il mondo, la programmazione industriale continuamente interrotta da casi Covid che ci costringono a cambiare i piani con costi di gestione sempre più alti, i trasporti che sono allo sbando e soprattutto la gestione del Paese Italia in mano a una classe politica che ritengo essere la peggiore di tutti i tempi.

Ma in tutto questo, l’aspetto che più pesa sulla mia psiche è la scomparsa del contatto umano, “l’assenza”, le distanze. È come se tutto il mondo in cui prima mi muovevo fosse sparito, i miei collaboratori, i clienti, i fornitori. Lo smart working non ha lo stesso valore penetrante, rimane freddo e distaccato come ogni mezzo digitale e la comunicazione non verbale altrettanto significativa nel business sta via via scomparendo.

I turisti che rallegravano il nostro Museo del Tartufo, gli chef che da tutto il mondo visitavano l’Accademia del Tartufo Urbani, un sapore che si è perso e non sarà facile ricreare perché stiamo perdendo la consuetudine alla socializzazione.

Una riflessione intima che mi piace condividere, anche se non mi sono mai data per vinta, sono una combattente indomita, ho fatto fare alle nostre aziende un giro a 360°!

Prima sfornavamo idee e prodotti per il Food Service, oggi ci siamo dovuti reinventare esperti nella GDO, creando prodotti per la famiglia da consumare in casa. Ho iniziato a lavorare sul “cambiamento” a Gennaio, quando ancora i piccoli sentori della pandemia erano da tutti considerati irrilevanti, ma osservando il fenomeno in Cina seppur dai pochi segnali soffocati dal regime, ci siamo detti che se la cosa fosse esplosa dovevamo essere pronti.

Ho sempre pensato che un’imprenditrice debba saper guardare avanti, conoscere sempre e con chiarezza dove guidare la propria realtà almeno fino a 5 anni in avanti. Nel mondo del Food essere competitivi significa prima di tutto qualità, non si può prescindere dal puntare a fare cose buone, sane e alla portata di ogni mercato. Quindi sto investendo, nel mio a volte incredibile ottimismo a oltranza, in tecnologie industriali, digitalizzazione e nella formazione “Lean” a tutti i nostri dipendenti per un modello organizzativo che renda i processi più efficienti. Il tutto verrà realizzato in una continua implementazione di ogni sistema all’insegna di una politica “green” per l’eliminazione di sprechi, l’eliminazione della plastica e dei rifiuti non biodegradabili.

È importante concentrarsi per la nascita di nuove idee, idee che diventino passioni, che diventino realtà economiche per la collettività.

In questo momento storico non esistono certezze se non quella di credere in sé stessi, lavorando e studiando senza mai perdere il desiderio di migliorarci. Di persone spaventate siamo saturi, si rifugiano sempre nella sicurezza delle loro abitudini, ma il mondo ha bisogno di visionari, di testardi, di giovani di coraggio che non abbiano timore di rialzarsi dopo i fallimenti.

Voglio sforzarmi di guardare al Covid come un’immensa opportunità di crescita interiore, un insegnamento a trasformare le esperienze più terribili in qualcosa di positivo. In un impegno incessante a essere migliori, senza mai prescindere da etica e competenza.

 

*Proprietaria Urbani Tartufi