Sono passati appena 15 giorni dall’ultimo numero della nostra Newsletter ma sembra un secolo… In mezzo c’è stata una crisi di Governo che rischiava di bloccare il Paese in piena pandemia, le usuali risse tra partiti e il “capolavoro” del Presidente Mattarella che ci ha regalato il più autorevole e accreditato Presidente del Consiglio. Miracoli all’italiana…

Dal “nostro” punto di vista, ci sono motivi per far prevalere l’ottimismo.

Innanzitutto perché – benchè i disfattisti a tutti i costi parlino di un Governo poco femminile – la verità è che solo 2 esecutivi nella storia della Repubblica hanno vantato lo stesso numero di donne (8 ministre su 23): il Conte II (8 su 20) e il Governo Renzi (8 su 15 ma durante la legislatura ne perse per strada ben 3).

Poi per il peso dei dicasteri femminili: Giustizia, Università e Ricerca, Interno (non a caso affidati a 3 Premi Bellisario!) ma anche Affari regionali e Sud e Coesione territoriale, ministeri che durante la pandemia hanno mostrato tutta la loro centralità e ancor più saranno decisivi nella gestione del Recovery fund. E ci piace anche la conferma di una Ministra delle Pari Opportunità come Elena Bonetti che si dice pronta a introdurre un «Riequilibrio nei luoghi istituzionali elettivi e nelle Authority» e proporre «un piano strategico per l’equità in tutti i settori».

Il neo Premier sa perfettamente quanto i gap di genere siano trasversali a ogni politica e rischino di inficiare qualsiasi pur buon proposito e strategia… Speriamo ne tenga conto riscrivendo il Recovery fund, confidiamo nelle donne di spessore al Governo e in ministri come Colao che nella sua task force aveva dato gran peso alla questione di genere, parlando perfino di quote…

Ma c’è un altro risvolto del neonato esecutivo che va considerato e mi riferisco alla sciagurata – e francamente ingenua – scelta del Pd di lasciare in panchina tutte le sue donne scatenando una ridda di accuse ma anche di fondate riflessioni che da giorni invadono i quotidiani di ogni colore.

È innegabile che da decenni il femminismo e la sinistra abbiano firmato nei fatti un divorzio più o meno consensuale e consapevole. Eppure, la vulgata comune continua a raccontare di una sinistra culla della democrazia paritaria e di una destra covo di becero machismo. Non è servito a nulla il “fatto” che sia a destra l’unico partito oggi guidato da una donna, Giorgia Meloni, né che sia stata una parlamentare come me, eletta nelle fila di Forza Italia, a far approvare la norma più dirompente degli ultimi decenni per le donne. Ma il governo Draghi ha denudato il re e che tra FI e Lega ci siano ben 3 donne al Governo è una “ferita” che le donne Dem non possono tacere e nemmeno digerire.

Al di là di tutto, credo che questa “resa dei conti” farà bene al Pd e magari sarà la volta buona che, stanche di essere vittime del correntismo, le donne del Pd si costituiranno loro stesse in corrente, mettendo fine alla subalternità da sottosegretariato e magari conquistando pure il loro primo Segretario donna, chissà mai! E fa certamente ancora meglio al dibattito politico tout court.

Tra una settimana finalmente smetteremo di parlare di poltrone e torneremo a concentrarci sulle cose da fare, che sono tante e tutte urgenti.

Ed è lì che dovremo alzarci le maniche – magari portandosi dietro più e più camicette di ricambio come faceva Marisa Bellisario durante le contrattazioni coi sindacati – perché si deciderà il futuro del Paese e le donne non potranno permettersi di essere “irrilevanti” o subalterne.