Di Valeria Gangemi e Valerio Ferrero
Fa piacere la nomina di Luciana Lamorgese: da capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno scelta per a svolgere le funzioni di Prefetto di Milano; la sua nomina affianca quelle di ben 18 tra Prefetti, Ispettori Generali o Direttore Centrale. Fa ancora più notizia in Italia perché è il primo Prefetto donna nominata a Milano. Insomma ennesimo tabù o meglio luogo comune sfatato per un ruolo complesso e delicato che ci auguriamo venga svolto come già dimostrato in altri ruoli, al meglio.
Nella Pubblica Amministrazione e nei ruoli istituzionali ormai possiamo ritenerci soddisfatte. Idem nel settore privato, anche se qui la battaglia da condurre con estrema decisione è quella legata alla disparità salariale. Non è infatti ammissibile che nel nuovo millennio permanga una decurtazione del salario di circa il 15%. Ancor più considerando che l’art. Art. 37 recita: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione”.

È necessario che la Fondazione Marisa Bellisario abbracci questa che ci appare ancora come alta barriera in Italia anche nella lotta contro il gender gap. I tavoli del convegno di ottobre sono andati in questa direzione. Tra le proposte presentate è emerso l’allineamento anche a livelli di middle management. La partecipazione paritetica delle donne su tutti i livelli manageriali consentirebbe una più equa distribuzione salariale. Ma non solo. Permetterebbe la necessaria evoluzione del modello di servizio di un sistema privato che ad oggi è spesso inadeguato ad affrontare i nuovi scenari globali. Insieme ai modelli di sevizio dovrebbe evolvere l’offerta per poter rispondere ai bisogni di nuovi target di clientela.
La presenza delle donne nei CDA è condizione necessaria ma non sufficiente a diffondere la differenza culturale di cui abbiamo bisogno. L’affermazione nei CDA ha creato il caso che deve aprire alle donne in ogni livello delle organizzazioni, dalla politica alle aziende, alle banche e dal pubblico al privato.
Solo quando saremo sedute lungo tutta la catena decisionale, le cose potranno cambiare ed evolvere.
Affrontare problemi nuovi con soluzioni vecchie è un grande errore e, visto che nella storia del genere umano i grandi passaggi sono stati segnati da momenti di discontinuità, la nostra paritetica ed equa partecipazione può rappresentare questa discontinuità.