di Ornella Del Guasto
Il premier Shinzo Abe sta cercando di incoraggiare gli uomini a prendere congedi parentali quando nasce loro un figlio per accelerare la sua politica di promozione della donna nella forza lavoro. Il Premier, scrive Financial Times, ha fatto della “womenomics” una componente fondamentale della politica “Abenomics” nella convinzione che una maggiore presenza delle femminile nel mondo del lavoro aumenterà la potenziale crescita nazionale. I suoi supporter dicono che il governo sta finalmente dando alle giapponesi il sostegno pubblico che loro è sempre mancato mentre i suoi critici sostengono che Abe lo fa per rafforzare la propria posizione politica. Il Governo entro il 2020 intende aumentare la presenza delle donne nei ruoli manageriali al 30% e intanto cerca di portare i 3,15 milioni di donne disoccupate nella forza lavoro. Le misure per farlo sono varie e vanno dall’aumento degli asili nido alla pressione sulle compagnie perché mettano almeno una donna nei Cda. In Giappone la presenza femminile nei posti manageriali è appena dell’11% rispetto al 43% degli USA e al 39% della Francia. Una differenza sottolineata da Christophe Weber, nominato quest’anno presidente (per la prima volta uno straniero) di Takeda Pharmaceutical, che ha esclamato “è la prima volta che non vedo una donna nel mio team” rammentando come nella sua precedente esperienza lavorativa alla GlaxoSmithKline erano donne tutti e 14 i membri del board.
La ragione di questa scarsa rappresentanza femminile dipende in parte dalla radicale cultura aziendale dominata dagli uomini ma anche dalla mancanza di adeguate forme di assistenza all’infanzia. Per questo il governo ha pianificato di aggiungere entro il 2018 400mila nuovi asili nido, ma già ad aprile 2015 ce ne saranno 200mila in più. Inoltre i benefit di aiuto all’infanzia sono stati portati dal 50% al 67% e prorogati di 6 mesi sia per le madri sia per i padri. E’ stato inoltre creato uno schema chiamato “Nadeshiko Meigara” che impone alle compagnie di creare un ambiente favorevole alle donne che rientrano al lavoro dopo la maternità. Questa è la strategia per quanto riguarda le compagnie ma anche il cammino del governo è ancora lungo: le donne in politica rappresentano appena l’11% e il 3% nella dirigenza della Pubblica Amministrazione. Tuttavia già la percezione che le cose stanno cambiando è importante perché rappresenta una rottura rispetto alle vecchie generazioni.