Di Ornella Del Guasto
Hillary Clinton ha trionfato un South Carolina. Il risultato era previsto dato che nello stato l’elettorato democratico è composto per metà da afroamericani con cui i Clinton hanno da sempre solidi legami. Anche Bernie Sanders ne era così consapevole che ha svolto una limitata campagna elettorale. In particolare sono soprattutto le afroamericane di mezza età la base d’appoggio di Hillary che ha tirato un sospiro di sollievo dato che fino ad oggi i finanziatori e gli organizzatori della sua campagna cominciavano a temere che Sanders potesse scipparle la candidatura. Ma in South Carolina, scrive The Guardian, la Clinton ha ricevuto la buona notizia del sostegno ufficiale di James Clyburn leader del gruppo dei democratici neri. Nel 2008 Clyburn aveva dichiarato che non avrebbe appoggiato alcun candidato alle primarie e dopo la vittoria di Obama, Bill Clinton gli aveva telefonato facendogli una sfuriata. Questa volta l’appoggio è arrivato e i risultati si sono visti. Oggi Hillary quindi può contare sull’establishment afroamericano e per questo come collaboratori si è circonda di quasi tutti i leader delle organizzazioni dei diritti civili, anche se nel 2016 legarsi all’establishment politico non è garanzia di vittoria. Il 1 marzo c’è il Supermartedì e l’incognita delle primarie in Texas e Massachusetts, due stati tra i più popolosi, in grado di fornire il maggior numero di delegati. Specialmente in Texas, dove la prevalenza degli elettori è repubblicana e dove il superfavorito tra di loro è Ted Cruz anche se Donald Trump sembra invincibile, mentre comincia a salire sommessamente ma inesorabilmente la stella dell’ispanico Marco Rubio. I democratici sono convinti che a marzo Hillary conserverà il suo vantaggio così come non c’è dubbio che gli elettori neri siano decisivi ma i giovani sembrano guardare sempre con più simpatia a Sanders e allora non sono pochi i militanti democratici che vorrebbero che la Clinton riuscisse a suscitare il vento di speranza e entusiasmo che provarono quando fu eletto Obama.