Di Ornella Del Guasto
In passato in Giappone i matrimoni combinati in passato erano molto diffusi, scrive il magazine Kansai Gaidai Aera, propri della cultura nipponica. Poi dalla metà degli anni ’60 hanno cominciato a diffondersi i matrimoni d’amore e, secondo una ricerca del “Centro per il Welfare della popolazione” nel 2010 il numero dei matrimoni combinati non superava il 5,2% del totale. Eppure, negli ultimi anni, i giovani stanno tornando a contare molto sugli “omiai” , gli incontri organizzati a scopo matrimoniale. Yurie è una giovale di 20 anni , studia in un’università femminile, si è lasciata da poco con il fidanzato ed è single. Nella sua università tutte sono donne e intervistata dice: “ho molto interessi, non ho bisogno di un fidanzato e anzi sono convinta che, una volta finiti gli studi e frequentando altri ambienti, finiremmo con il lasciarci . Preferisco conoscere il mio futuro marito a un “omiai” organizzato dalle famiglie. I miei genitori e altri parenti si sono conosciuti in questo modo e sembrano tutti soddisfatti”. Yurie non ha alcun motivo per rifiutare un matrimonio d’amore ma “dato che può svanire da un momento all’altro, l’amore mi fa paura. Mi basta una persona perbene”. Lo scrittore Migumi Ishikubo nel suo libro dal titolo “I giovani che si innamorano” ha pubblicato un’inchiesta sull’amore e sul matrimonio tra i giovani giapponesi di 20 anni e alla domanda se l’amore sia necessario in un matrimonio, il 17,5% ha risposto “no” oppure “non necessariamente”. Rika una giovane impiegata la pensa così: “se ti sposi per amore sicuramente presto resti delusa mentre se ti innamori dopo il matrimonio riesci ad affrontare in modo più equilibrato i suoi aspetti positivi e negativi” e ha chiesto ai genitori di preparare una lista di uomini che possano andare bene per un incontro formale. Dopo la laurea si era iscritta a un sito di incontri per single e aveva partecipato a uscite con altre coppie. Alla fine aveva incontrato l’uomo di cui si era innamorata ma poco dopo il rapporto si era rivelato un disastro.

“E’ impossibile sposare l’uomo che si ama di più” dice Mika, che pure ha studiato all’estero e oggi lavora a Tokio ma non è entusiasta di quello che fa perché “ in fondo in Giappone le donne sono come oggetti decorativi in una società di uomini”. Curiosamente mentre lei sarebbe contenta che i genitori le presentassero degli uomini che a loro piacciono è proprio il padre a non essere d’accordo : “l’ho spedita apposta a studiare e a lavorare a Tokio perché lì possa trovare un marito da sola”. Invece oggi anche i ragazzi sono sulla linea di Rika. Yuto dopo una delusione d’amore si è appartato ed è convinto che quando una ragazza ti viene presentata dai genitori o da chi ti conosce bene è più facile fidarsi perché durante un “omiai” è difficile mentire. Secondo una recentissima ricerca la percentuale di ventenni non sposati e che non hanno mai avuto un partner è del 41,6% tra gli uomini e del 26,7% tra le donne. E su questa diffusa mancanza di fiducia le agenzie specializzate fanno affari d’oro. Gli impiegati di Partner Agent, agenzia che fornisce servizi di assistenza e informazione matrimoniale, cercano di convincere gli iscritti che hanno subito una delusione sentimentale che non si tratta di un fallimento ma “di un’esperienza di cui fare tesoro”. Però i costi delle agenzie matrimoniali sono proibitivi per i giovani per cui per loro è più naturale affidarsi agli incontri organizzati dai genitori. Molti giovani poi ricorrono a questo genere d’incontri per altri motivi. Per esempio Takeshi, 21nne studente universitario di Tokio, dopo la laurea vorrebbe tornare a nord nella città natia di Aomori, ma trovare a Tokio una donna disposta a trasferirsi a Aomori è impossibile. “A Tokio se trovi lavoro in una grande multinazionale gli stipendi sono molto buoni ma io voglio vivere ai miei ritmi preferisco guadagnare il minimo indispensabile ma vivere nella natura, in campagna dove anche i bambini possano crescere senza stress”. A Takeshhi basta la felicità ordinaria che gli venga assicurata dall’Omiai.