Nonostante in Francia si siano moltiplicate le leggi per porre rimedio alle disparità salariali tra uomo e donna, scrive Les Echos , le differenze restano notevoli. Nel 2010 lo scarto sul piano generale è risultato mediamente del 28% e il fatto che le donne, per ragioni familiari, scelgano spesso il part time  e siano concentrate soprattutto  in alcuni settori, come istruzione, sanità , sociale ecc.. spiega solo in parte questo gap perché, a parità di istruzione  ed esperienza, la donna in ogni caso guadagna comunque il 9% in meno rispetto al collega uomo. Un deputato del Partito socialista, Razzy Hamadi, ha lanciato un dibattito affinchè si  proponga una legge  che preveda la possibilità di una “class action”  contro le discriminazioni  -salariali ma anche razziali , religiose ecc..- su modello di quelle dei consumatori “perché il singolo  nella denuncia è fragile mentreesempi stranieri hanno dimostrato l’efficacia delle azioni collettive  contro le discriminazioni sistematiche”. Il gruppo socialista si è subito messo in moto perché la legge sia discussa già alla fine di questo mese.