La rivincita di Forza Italia passa per le donne. Tre per l’esattezza: il neo Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e le Presidenti dei gruppi di Camera e Senato Maria Stella Gelmini e Anna Maria Bernini. Nessuno partito fa meglio. E a Forza Italia va anche il merito di aver espugnato un fortino finora inattaccabile. La seconda carica dello Stato rappresenta una conquista epocale che apre, finalmente, nuovi scenari per la partecipazione delle donne in politica. Niente più seconde file, possono finalmente ambire a quei vertici finora negati senza motivo e chissà che i prossimi traguardi non siano la Presidenza del Consiglio e quella della Repubblica.

È un caso che tutto questo accada oggi? Non lo crediamo. Più volte abbiamo sottolineato che quando la barca affonda, ovvero nelle situazioni di crisi ed emergenza le donne vengono chiamate a salvare il salvabile. Certo non è per generosità incondizionata che vengono offerte loro poltrone bollenti, anzi. Alle donne viene chiesto di fare miracoli, il problema è che spesso loro li fanno… Perché sono abituate da sempre a dimostrare l’indimostrabile. Marisa Bellisario diceva che quando alle donne verrà concessa la mediocrità, solo allora potremo dire di aver raggiunto la parità. Perché finora da loro si pretende che siano “eccezionali”, bravissime e non brave. Si chiede loro di mediare e di portare pace nei luoghi dove le guerre si combattono con i fucili e in quelli dove si giocano su difficili equilibri politici ed economici. Ma chi le chiama ignora la loro sete di rivalsa. È come il giocatore da una vita in panchina: una volta sceso in campo avrà tanta e tale voglia di dimostrare che anche i suoi piedi valgono che andrà dritto in porta.

È quello che auguriamo alle nuove Presidenti: segnare in porta. Marcare la differenza tra governi dove le donne hanno auto un ruolo marginale ed esecutivi dove sono co-protagoniste. In economia, e nonostante i detrattori che continuano a parlarne spregiativamente, le quote di genere hanno avuto un ruolo fondamentale non per avere più donne ma più qualità e più profitti. Siamo certe che lo stesso accadrà in politica. E ha ragione la Presidente Casellati a voler essere chiamata Presidente. E hanno torto quelli (vedi l’articolo de Il Giornale di oggi “Quelle donne competenti. Non quote ma merito”) che assimilano la sciocca e sterile battaglia per le desinenze con quella sacrosanta per le quote. Se oggi brindiamo a tre donne ai vertici delle politica è anche e soprattutto perché le quote hanno sollevato il tappeto e messo sotto i riflettori un divario inaccettabile. E, soprattutto, perché grazie a quelle quote il Paese ha scoperto che ci sono tante donne competenti finora tenute in panchina. Donne di cui l’economia e la politica hanno bisogno se vogliono risollevarsi.