Lo squilibrio di genere ai vertici delle aziende e delle istituzioni non è solo una questione italiana. La vicenda della direttiva promossa da Vivine Reding e ferma in Commissione da anni lo dimostra chiaramente: l’Europa dei vertici è piuttosto tiepida con le donne.
All’Europarlamento le deputate sono il 37%, che non sarebbe malaccio come statistica se non si considerasse che nelle istituzioni più “pesanti” sul fronte dell’adozione delle politiche europee, la presenza femminili crolla miseramente. Nel Consiglio Europeo, per esempio, sono solo 4 su 28 (14,29%), all’Ecofin – l’organismo composto dai Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri -, 3 su 28 (10,71%); al Consiglio degli Affari Esteri, 1 sola donna su 28 componenti (3,57%).
Si potrebbe ritornare al dilemma se viene prima l’uovo o la gallina…sono gli Stati europei che riflettono in Europa il loro women-scetticismo o è l’istituzione Europa a essere scettica verso l’universo femminile? La risposta, in realtà, la troviamo in un solo dato: le donne premier su 28 Paesi Europei siano solo 3 può essere già la risposta. Certo che l’Europa potrebbe metter un po’ più sotto traccia il maschilismo dei singoli Stati, introdurre elementi di virtuosismo…tale dovrebbe essere un’istituzione che rappresenta “al meglio” i Paesi membri. Ma tale non è, anzi…