di Ornella Del Guasto
Nelle primarie del partito Democratico dell’Iowa la vittoria di Hillary su Bernie Sanders è sul filo del traguardo. Per lei non è una buona notizia. Quando Bernie Sanders è entrato nella corsa presidenziale USA, afferma Bhaskar Sunkara, collaboratore di These Times e Internazionale, tutti hanno pensato che non avrebbe intralciato la corsa di Hillary e anzi che le avrebbe giovato perché una battaglia alle primarie del partito democratico avrebbe smentito quanti la ritengono la granitica e privilegiata candidata dell’establishment. Invece più passa il tempo e più la situazione cambia. Sanders, nonostante i suoi 73 anni, sta dimostrando di avere una forte presa soprattutto tra i giovani che si sono tassati di uno, cinque, dieci dollari per sostenerlo. Infatti, l’aspetto più sorprendente è la raccolta di fondi: negli ultimi 3 mesi del 20015 lui ha raccolto 33 milioni di dollari e la Clinton 27milioni. Lo staff di Hillary si dice tranquillo ma sicuramente le cose non stanno andando secondo i piani. La Clinton ha ancora il suo serbatoio di voti tra i neri e i latinos ma l’incertezza delle primarie spiega l’umore contraddittorio degli elettori democratici.

I due candidati non potrebbero essere più diversi: Hillary è ricercata e controllata , la sua campagna è abilmente strutturata e non nasconde di aver rappresentato ( e rappresentare) Wall Street mentre Sanders è più spontaneo e diretto e non rinnega la sua identità socialista e già il fatto che sia così popolare è abbastanza bizzarro perché se i leader della Sinistra in Europa sono frequenti, rappresentano un’anomalia in USA dove il pensiero è dominato dal liberalismo sociale, non dal socialismo. Gli USA non hanno mai avuto un partito dei lavoratori in grado di conquistare il potere anche se all’interno dei partito democratico nel corso del secolo passato alcuni hanno mosso qualche passo in quella direzione. I gruppi che hanno sostenuto questo ruolo, cioè i sindacati, le associazioni per i diritti civili, le organizzazioni locali, ci sono ancora ma non controllano il partito che rappresenta gli interessi del capitale e perciò al momento delle decisioni facilmente li emargina. Perciò non sorprende che uno come Sanders possa ottenere un sostegno così ampio. Di fronte all’impopolarità dell’intervento dello stato in economia il ruolo dei Clinton nella trasformazione del partito democratico negli anni ‘90 è innegabile: Bill ( e non Reagan) condusse il governo al pareggio di bilancio e Hillary fu la fervida paladina della riforma dello stato sociale del 1996. Obama in un certo senso è stato un fattore di continuità della politica clintoniana, ma oggi i progressisti tradizionali sottolineano lo scarso interesse di Hillary per i cambiamenti climatici, i suoi legami con Wall Street e le posizioni troppo aggressive in politica estera. Il successo di Sanders quindi non dipende da lei ma dalle tensioni che separano la base e la leadership del partito, insomma tra sinistra e sinistra. Anche se Sanders alla fine perderà, sta affiorando comunque una nuova generazione di democratici “alla Sanders” che chiedono soluzioni socialdemocratiche per i problemi sociali del Paese.