Le donne guadagnano meno degli uomini, e sono meno ricche perché occupano posizioni di minor prestigio e quindi con redditi minori. A dirlo sono due studi pubblicati da Twig (che rielabora i dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze del Ministero del Tesoro) e dalla Banca d’Italia.

Per quanto riguarda i redditi, scopriamo che alla base della piramide, ovvero per i redditi fino a 15 mila euro, le donne fanno la parte del leone e sono il 54%. Ma la loro “supremazia”, assai grama perché corrisponde alle fasce di reddito più basse, finisce qui. Pian piano che si sale, infatti, le donne riducono la propria presenza. Tra i 40 e i 50 mila euro gli uomini rappresentano il 70% dei contribuenti e le donne solo il 30% e tra i 120 mila e i 150 mila euro, dove presumibilmente si collocano dirigenti e posizioni apicali nel privato e nello Stato, circa l’80% è rappresentato da uomini e solo il 20%. Nell’empireo dei redditi, dove il dato è viziato anche dal sospetto di evasione, la differenza diventa clamorosa: sopra i 300 mila euro ci sono 35.715 contribuenti e solo 4.956 sono donne, il 14%.

Conferme di queste differenza abissali che dietro al reddito nascondono posizioni lavorative peggiori,  giungono da uno studio di Bankitalia che mette a confronto anche il livello dei patrimoni. Il patrimonio personale, secondo il rapporto di Via Nazionale, per gli uomini è superiore del 25% a quello delle donne. Una disparità che negli scorsi anni è scesa ma che resta “consistente” ed è il doppio di quella della Francia dove la differenza è del 12%per cento. Banca d’Italia parla a questo proposito del Gender Wealth Gap, che si va a sommare ed è in parte il risultato del famoso Gender Pay Gap.

Nel dettaglio, la distanza nella ricchezza è molto più ampia per le attività finanziarie (35%) rispetto a quelle immobiliari (15%). Tra le coppie, sposate o di fatto, le differenze sono ancora più larghe e il gap arriva al 50% nella ricchezza netta e al 43% per il real estate. Il divario si riduce tra i giovani, mentre tende a crescere oltre i 40 anni. A pesare sono anche i trasferimenti ereditari, spesso maggiormente favorevoli agli uomini.

Il paper osserva che questa differenza nella distribuzione della ricchezza, soprattutto all’interno delle famiglie, “non è necessariamente senza conseguenze”. Il gap di genere, si legge nello studio, “può assumere importanza in termini di potere quando bisogna decidere su consumi e risparmi e può determinare altri comportamenti individuali all’interno del nucleo familiare”.

a ricerca non manca di sottolineare come il divario possa essere attribuito a “differenze strutturali tra i generi in termini di età, titolo di studio, lavoro e reddito”. E dunque, conclude lo studio, “quando si guarda alle politiche, ciò implica che la riduzione dei gap occupazionali, reddituali ed educativi dovrebbe condurre  a una riduzione, se non a un’eliminazione, delle differenze nella distribuzione della ricchezza”.