“Come Presidente della Fondazione Marisa Bellisario esprimo la mia profonda preoccupazione per la nomina dei componenti laici del Csm, che non prevede nemmeno una donna. Faccio pertanto appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Sottosegretario alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora perché intervengano a sanare una discriminazione grave, che lede qualsiasi principio di parità di genere. E chiedo al “Governo del cambiamento”  una seria riflessione su quanto accaduto”. Lo dichiara Lella Golfo, Presidente della Fondazione Marisa Bellisario.

“Nel 2014 – afferma la Presidente – il Parlamento elesse due donne tra gli otto membri laici: Paola Balducci e l’attuale Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e fu quella consiliatura a nominare le prime donne procuratori presso Corti d’Appello e molte presidenti di Corte d’Appello. Ora un poderoso e gravissimo passo indietro porta l’organo cui spetta il compito di garantire l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura ordinaria ad avere tra i suoi 27 membri una sola donna, Maria Rosaria San Giorgio, unica e sola giudice togato. Una circostanza ancora più grave se si pensa che la Magistratura è uno dei pochi ambiti professionali in cui è avvenuto un vero e proprio sorpasso, con il 53% di donne magistrato. La completa esclusione femminile dall’organo di Autogoverno della magistratura è una scelta precisa e politica che il Parlamento e i singoli partiti devono motivare e sanare”.

È di pochi giorni fa – conclude Golfo – la notizia che la Borsa italiana ha introdotto nel proprio Codice di Autodisciplina la raccomandazione di garantire la presenza di almeno il 30% di donne nei board, per consentire di proseguire la strada aperta dalla legge sulle quote di genere che mi onoro di aver portato all’approvazione. Una legge che è andata a sanare la preoccupante assenza di donne ai vertici dell’economia. Mi chiedo, allora, perché norme sulle quote di genere non possano essere adottate anche per organi di rilievo costituzionale come il Csm? Quel che è certo è che all’indomani di un fatto così grave, urge un organismo di monitoraggio e controllo e pertanto auspico che qualche parlamentare donna (e sono il 34%!) riprenda una mia proposta di legge per far vita un’Authority per le Pari Opportunità, strumento che oggi più che mai indispensabile”.