«Non arrendetevi al golpe» afferma la leader della Lega nazionale per la democrazia e Premio Marisa Bellisario

di Annamaria Terremoto*

Torna l’ombra della dittatura in Birmania. Nel giorno in cui avrebbe dovuto insediarsi il nuovo Parlamento ecco un nuovo golpe dell’esercito birmano. A Myanmar, i militari hanno arrestato Aung San Suu Kyi, capo del governo, accusata di aver violato una legge sull’import-export, dichiarando così un anno di stato di emergenza.

Premeva per le riforme la leader 76enne della Lega nazionale per la Democrazia, il Paese aveva infatti subito negli ultimi tempi una profonda trasformazione politica e sociale. Ma nei regimi autoritari asiatici, come spesso accade, si vogliono far tacere con forza le voci delle donne con pretesti giuridici. Aung San Suu Kyi, premiata per il suo impegno politico con il Nobel per la pace e con il Premio Marisa Bellisario (consegnato al figlio nel 1992 e ritirato dal lei in persona nel 2013), ha rivolto un disperato appello a non arrendersi al golpe.

Dilagano intanto le proteste, migliaia di birmani sono scesi in piazza manifestando contro il colpo di stato e sventolando cartelli: “Libera madre Suu”, così come viene chiamata dal suo popolo. E cresce il dissenso da ogni parte del mondo. Pieno sostegno alla Consigliera di Stato arriva dall’Italia che attraverso la Farnesina fa sapere di aver chiesto l’immediato rilascio di Aung San Suu Kyi e di tutti i politici arrestati.

Dura condanna del golpe anche da parte del  Presidente degli Stati Uniti Joe Biden che annuncia pesanti sanzioni contro i militari e afferma: «difenderemo la democrazia ogni volta che viene attaccata». Continua la lunga sfida per l’indipendenza birmana.

*Giornalista