La notizia ha fatto il giro del mondo ma, al di là del caso di cronaca, dovrebbe accendere i riflettori e aprire un dibattito serio sui gravi gap di genere che permangono in Russia. La storia è quella dell’hostess 42enne Evgenija Magurina che ha vinto l’appello contro la compagnia di bandiera Aeroflot che lo scorso anno aveva escluso lei e altre 600 colleghe dai voli internazionali, i più remunerativi. La loro colpa? Avere più di quarant’anni, portare una taglia extra large o addirittura “avere le guance troppo rotonde”. Ribaltando la sentenza in primo grado della scorsa primavera, un tribunale di Mosca ha riconosciuto il divieto di volare per le “over size” come “inapplicabile”. In realtà dei 500mila rubli di danni morali chiesti dall’hotess, il tribunale ha riconosciuto un risarcimento di soli 5mila rubli, 73 euro. “È comunque una vittoria”, ha commentato la sua avvocatessa. “Non abbiamo fatto causa per i soldi. Volevamo che la corte riconoscesse che non si possono trattare le persone in questo modo”. Passiamo sotto silenzio le scuse addotte dalla compagnia aerea in fase di dibattimento: non si trattava di una “discriminazione” quanto del fatto che le assistenti di volo in sovrappeso porrebbero un rischio per la sicurezza bloccando le uscite di emergenza e richiederebbero più carburante, 10 euro l’anno per ogni chilo in più rispetto al peso ideale. Peccato che non si è avuta notizia dello stesso trattamento riservato ai colleghi uomini.

La verità è che proprio la scorsa settimana Amnesty International ha invitato il governo russo ad abrogare una norma risalente al 1974 che bandisce le donne da 456 tipi di lavoro, tra cui autista, meccanico, carpentiere, perché metterebbero a rischio la loro salute riproduttiva. “La Russia è stato il primo grande Paese europeo a garantire il diritto di voto alle donne nel 1917. La prima ambasciatrice, nel 1923, era russa e così la prima donna nello spazio”, ha detto Denis Krivosheev, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia Centrale. “È ora che le autorità russe prendano ispirazione da queste donne straordinarie e mettano fine a queste regole vergognose che penalizzano le donne e perpetuano gli stereotipi”.

È in base a questa legge che Svetlana Medvedeva, 31 anni, si è vista negare il ruolo di capitano della Samara River Passenger Enterprise, una compagnia di traghetti sul Volga. Anche lei ha fatto causa. Il processo è appena iniziato. Si spera in un’altra vittoria ma soprattutto si spera che questi singoli casi di cronaca accendano i riflettori sull’anacronismo della società russa. E che cambino le cose.